martedì 20 marzo 2012

Mamma, mi spieghi cos'è il Signoraggio?




C'erano una volta dei fratelli di una famiglia benestante che decisero di fondare un'azienda di Cattering. Assunsero un cuoco che preparava le frittate con le uova di somma qualità prelevate nascostamente dal pollaio di proprietà di un Agriturismo confinante, al quale Ristorante l'azienda di Cattering consegnava quotidianamente il prodotto finito. Presentando all'agriturismo (derubato delle uova) il conto delle frittate quotidiane. Preparate in realtà a costo zero, fatto salvo il fuoco il sale e lo stipendio del cuoco. Un giorno dopo l'altro l'amministratore dell'Agriturismo, spodestato della sovranità sulle proprie uova si trovò al segno indebitato con l'azienda di Cattering che non seppe più come uscire dal meccanismo a spirale. Per raggranellare di che pagare il debito e sopravvivere, l'amministratore truffato, inetto e incosciente, pensò dapprima di addebitare la truffa ai genitori delle uova, (vale a dire la politica del sacrificio), risparmiando quanto possibile il mangime che alimenta le famiglie del pollaio, i galli e le galline. Sapendo ottenere una vertiginosa diminuzione del prodotto interno, il calo di qualità delle sue uova e la fine delle galline meno robuste (le piccole e medie imprese sovratassate e respinte dagli aiuti bancari.
 Pensò di rimediare sottoponendo le galline all'ascolto della musica di Mozart la quale, si narra, ipnotizzi le galline al punto di incrementare la produzione delle uova. 
Fallito parzialmente l'esperimento (l'ipnosi mediatica), l'amministratore incosciente rivolse proprio all'agenzia di Cattering la preghiera di fornirgli un tecnico abile a trarlo fuori dai guai. Il quale tecnico (e lo staff) non si curarono affatto di rimettere in carne le galline deperite, né di sostituirle con altre più giovani e robuste, si limitarono a portare al mercato 30 delle 60mila uova prodotte in un mese dalle galline impoverite del cibo, con la speranza di trovare dei banchi di vendita disposti a fare posto alle uova dell'azienda. Pensarono il tecnico e i suoi colleghi, se abbiamo fortuna e troviamo chi sia disposto a investitore sulle nostre uova che valgono sempre meno, salviamo le altre 30mila. Se abbiamo sfortuna e non troviamo chi investa o investa solo parzialmente su delle uova di scarso valore, andiamo in bancarotta e ci troviamo costretti a svendere le galline e l'Azienda agrituristica indebitata.
Semplice e geniale!

Le Grecia è stata svenduta, la vendita del Portogallo è in trattativa, a quando la vendita dell'Italia?
Gentilmente ditemelo così mi preparo alla fuga.

Isabella Consoli




domenica 18 marzo 2012

TAV: treno ad alta violenza (S. Perni)


Una storia sbagliata 
RiformaMentis: La riforma delle menti cammina sulle gambe di quelle persone che l'hanno attuata diventando esempio di coerenza nei confronti di un sistema di valori per cui sono stati disposti anche a morire.

“Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone di alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere".  (Giovanni Falcone)

"Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia, la mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri".  (Paolo Borsellino)

(Una storia sbagliata - F. De André - dedicata a Pierpaolo Pasolini)


RM: Questo Paese è all'altezza dei sacrifici di alcuni suoi figli?

SP: La TAV è un po' quell'argomento che riassume il Paese: il tema principe per la capacità di racchiudere gli opposti, non solo geografici, di una nazione. Dentro ci sono il nord ed il sud, l'Italia che appare e la sua effettiva realtà, il bene ed il male, la macchinazione e l'ingenuità, il sonno e la veglia. Dentro, fanno capolino persone comuni, politici di ieri e di oggi, lobby, imprese, pensionati, un tuo amico, la tua compagna, un figlio, un padre. Dentro vengono "tirate" due persone dello spessore di Falcone e Borsellino... Dentro c'è una parola: "alta velocità" che, come tante altre parole che ci sottopongono, sa di buono, di moderno, di irrinunciabile...
Dentro c'è la parola "alta velocità" che, sulla scia dello stravolgimento del significato della parola, si traduce esattamente nel suo opposto: il rallentamento del benessere di un Paese, o peggio, la sua regressione. Dentro c'è l'indifferenza tipica dell'habitat in cui prospera l'inganno. Dentro, infine, c'è tanta violenza: da quella fisica a quella psicologica, stratificata sotto vari livelli di realtà.

La parola TAV è emblematica per spiegare la percezione di un Paese che viaggia a due velocità. La prima velocità è quella concernente la nazione per come ci viene raccontata: civile, democratica, ligia alla Costituzione, ricca di bellezze naturali, ricca di buone intenzioni, proiettata speditamente verso il futuro. La seconda velocità è quella a cui effettivamente transita: in mano ad un oligarchia finanziaria che vìola la Costituzione; bellezze naturali sacrificate per il tornaconto; poche persone che difendono la loro terra e i diritti di tutti... senza essere ascoltati dai molti.

E' una storia di più di venti anni, di prima che l'Italia conoscesse il ciclone B; di prima del decadimento della morale, della corruzione sfacciata e quasi ostentata che ci hanno fatto passare per furbizia dell'uomo più capace.

Questa storia parte in Sicilia, a dispetto del fatto che la TAV non l'attraversi: la mafia mette le mani sugli appalti di cantieri che di lì a poco saranno aperti nel sud Italia (fonte magistrato Imposimato), con la connivenza dei partiti politici tutti (ad esclusione di Rifondazione comunista). Il controllore diviene, al contempo e nella più classica e squallida trama di questo paese, il controllato.
Il governo cede all'IRI ENI e FIAT l'affidamento dei lavori in cambio del 20% del costo totale dell'opera: questi lo sub-appaltano per una fetta di un ulteriore 20% a "note" imprese (sempre quelle), le quali in cambio della stessa percentuale lo affidano a imprese della camorra e mafia. In questo terzo passaggio si inseriscono Falcone e Borsellino, i quali mettono le mani sui dossier di carabinieri e polizia che comprovano il coinvolgimento della criminalità. Ma non erano queste associazioni criminali ad eseguire materialmente i lavori: questi venivano affidati "a cascata" ad imprese, fino ad arrivare al padroncino della più piccola ditta o cooperativa, che avrebbe poi eseguito i lavori, per il corrispettivo del 10% della torta di questa truffa a tangenti legalizzate.
Lorenzo Necci, deus ex machina della vicenda, nomina garante dei lavori dell'alta velocità Romano Prodi (presidente dell'IRI a cui erano stati affidati i lavori) e nomina un comitato controllore presieduto da Susanna Agnelli (FIAT, esecutrice dei lavori), con il compito di supervisionare la compatibilità dell'opera con il territorio.
Delle mazzette spartite nei vari livelli, da quello politico a quello criminale, ne parleranno, dopo che i fatti sono stati denunciati da alcuni magistrati, solo i media internazionali (ad esempio il Times e Le Monde). I media nazionali (Corriere della sera, ansa, La Stampa, solo per citarne alcuni), controllati dagli stessi che si spartivano le fette della torta, copriranno il tutto. Copriranno il tutto i governi che si succederanno, tutti ugualmente coinvolti nella "pappatoria". Falcone e Borsellino, la cui visibilità pubblica era, ad un anno del via della TAV, molto elevata, non intendevano mollare la presa sull'argomento: secondo alcuni sono morti anche per questo.

Questa è una storia che, come dicevo, parte dalla Sicilia. Costeggia la Calabria, i cui mari "ospitano" navi zeppe di materiale radioattivo affondate per mano della ndrangheta con il benestare, dicono alcuni, di uomini pagati dallo Stato (magari servirebbero posti meno esposti, come il ventre di una montagna ad esempio n.d.s.). Arriva in Campania, le cui ditte esecutrici dei lavori in odor di camorra pullulavano di avanzi di galera (per recuperarli, si dirà). Passa per il Lazio e la Toscana, con attentati dinamitardi per intimidire imprese che potevano dar fastidio a quelle che "dovevano" prendere i lavori... E va su fino in Val di Susa, dove uomini comuni fanno resistenza, ispirandosi a Peppino Impastato, per proteggere una valle. Uomini con mille ragioni dietro le spalle, esasperati dall'oblio cui vengono ridotti dal resto della penisola, esasperati di fronte a forze armate da governi che esprimono l'incondizionata necessità di raggiungere Parigi riducendo di un'ora i tempi di percorrenza e usano parole coperte dalla superficiale patina della sensatezza e della giustizia, quando invece, a ben vedere, si mostrano ridicole e infarcite di quella violenza che regola ogni fase della realizzazione di questa "grande opera":
"A chi protesta dico che questo Paese si stava staccando dall'Europa e perdendo posti di lavoro per i giovani. Vogliamo lasciare andare alla deriva il Paese, staccandolo dall'Europa? Sarà contrastata ogni forma di violenza''. (Mario Monti)

La TAV, dicevo, è una di quelle storie che rappresentano il Paese: di quelle che ci fanno interrogare sul chi siamo, quanto siamo consapevoli e chi si cela dietro la parola che, con enfasi spesso patriottica, chiamiamo Stato. Di quelle vicende che ti raccontano una favola di alta velocità e portano, nella realtà dei fatti, alta violenza... A noi che avremmo solo bisogno di ALTA CIVILTA' e viviamo, invece, solo un incubo italiano...


                     Incubo italiano.
          Ho fatto un sogno, ero una nuvola: 
Volavo leggera nell'aria, sospinta dal vento.
                              Giù in basso migliaia e migliaia 
Il sorriso di Giovanni e Paolo e un tricolore
                              che camminava nelle gambe con loro...

 Ho fatto un incubo, ero un ammasso di nubi nere
                               Giovanni e Paolo su per le stelle 
Il mio popolo tra la tv e l'indifferenza.
                             "Non siete Stato voi!!!" dicevo alla feccia. 
E davo uno sguardo al merdaio… celando la pioggia...

                                 (Da Scatti interiori di una rima - Stefano Perni)







giovedì 15 marzo 2012

Lo scandalo della previsione


                                                                        (Salvador Dali - paesaggio deserto)

                                                    Il ratto del sogno
                                Dialogo sulle altezze contemporanee: velocità e corruzione.  




RiformaMentis. C'è un momento della Tragedia Greca in cui l'eroe si accorge di non sapere nulla
Bernard de Mandeville: È cosí che si scopre vantaggioso il vizio, quando la giustizia lo epura, eliminandone l’eccesso e la feccia. Anzi, il vizio è tanto necessario in uno stato fiorente quanto la fame è necessaria per obbligarci a mangiare. È impossibile che la virtú da sola renda mai una nazione celebre e gloriosa. Per far rivivere la felice età dell’oro, bisogna assolutamente, oltre all’onestà, riprendere la ghianda che serviva di nutrimento ai nostri progenitori.                           (Dalla Favola della Api, vizi privati e pubbliche virtù. Anno 1705)

Isabella Consoli. Diffido di quei tecnici della morale che prescrivono la sterilizzazione dell’uomo. Sono istruiti per essere ignoranti, irragionevoli oltre che tristi, avete mai visto un tecnico di buon umore? Qualunque lusinga elaborino dai loro seggi, la raccolgo brinata di grigiore. I depuratori, in incosciente aumento di consenso popolare, mi domando non escano in frotta e in fretta da qualche sopravvissuta società giansenista
A disonore dell’igienica mentalità riformatrice, ribatto loro, insieme a de Mandeville, che la corruzione di una comunità non si posiziona al predicato dei suoi vizi affascinanti, i quali sono propri alla materia umana. Segnatamente  per non corromperla. L’ansia della perfezione dispone la persona a una tensione che non le appartiene, l’uomo non è dio, non si fabbrica da solo. La fallibilità viene a rimettergli in capo che tutt’al più si riforma in virtù dei suoi errori.
La corruzione potrebbe allora consistere nell’inclinare le masse all’astrazione tecnica, illuderle di un “sistema perfetto”in cammino sulla linea dell’orizzonte, dove la terra e il cielo si congiungono in un abbraccio all’infinito. Immemori che il tale abbraccio è confermazione del legame tra la virtù e il desiderio.

Gaspard  Koening: come spiegare che la corruzione figura accanto a tanti meriti? E’ una semplice coincidenza o esiste una relazione?

IC. La Democrazia, finora non si conosce sistema più accessibile all’amicizia fra il vizio e la virtù, la democrazia tollerante è amabile perché la custode della libera iniziativa di esprimerli. Più che del reale, la guardiana del realismo. Impossibile purificare l’uomo. Il quale si ciba e si libera delle scorie. L’interruzione  del ciclo biologico diventando un problema per la salute singolare e collettiva. Di un romanzo mi colpì il commento di una donna ebrea a un ufficiale delle SS che la faceva edotta della sua natura inferiore, quando troverò un uomo che non utilizzi il bagno due volte al giorno lo riconoscerò superiore.
Le società tecniche in generale, o le predicative del soggetto-oggetto, rappresentano l’eccellenza e l’eccedenza della morale sulla natura, il Nazionalsocialsimo il Comunismo il Globalismo eminenze particolari del processo di epurazione o purificazione, sarei propensa paragonarle ai bagni chimici. Le tali società bigotte ovviamente intolleranti della libera relazione vizio-virtù, presiedono all’arresto e alla condanna del ciclo biologico naturale- riempimento svuotamento. Per tanto daffare è lecito pensare: non sono guidate da uomini, ma da “entità” che con l’umanità hanno poco da spartire. Agli dei è vietato defecare.
Se l’invidia degli dei (ai quali è anche vietato desiderare) consiste nell’invidiare all’uomo il “desiderio di quell’oscuro oggetto del desiderio”, l’azione dell’invidia divina non consiste nell’espropriare l’uomo dell’oggetto del desiderio, ma espropriarlo del desiderio dell’oggetto. Ciò vale appiattire, tecnicizzare il desiderio-uomo e suoi inarrestabili progetti. In altra parola: strappare il sogno alla vita.
Gli dei che non desiderando non possono conoscere il sogno - gli dei non dormono mai - questi dei sviluppano soltanto il “sogno-non sogno” di rubare il sogno all’uomo, quella cosa che si posiziona nel mezzo tra la virtù e il suo rovescio. L’assenza del quale rende prevedibile qualunque azione e prevedibile qualunque reazione umana. E sappiamo non esiste in vita di più prevedibile della morte.  Penso sia noto a tutti l’esperimento del topolino artificialmente privato del sogno, che semplicemente morì.
Il sonno ristora le membra, il sogno ristora la ragione, per conseguenza il sonno reinventa le forze, il sogno l’invenzione. Togliamoli alla vita e avremo un cimitero.
 Il vero agente della corruzione di una società è dunque il ratto del sogno, l’assenza del quale predica la fine del fattore più seducente del vivere, l’imprevedibilità. O l’invenzione. Detto all’inverso: la prevedibilità annuncia con perfezione l’assassinio dell’invenzione umana e la fine di un sociale composto di uomini vivi, gli uomini che per svegliarsi tutti le mattine del tempo devono dormire e sognare tutte le notti. E non sanno che cosa accadrà loro domani, che cosa faranno accadere, che cosa gli altri sapranno combinare. Due volte l’Italia ha perduto la democrazia, il primo ventennio quando non ero viva, il secondo ventennio quando lo ero, tuttavia del suo lungo corso (vent’anni non sono pochi) porto con me la composizione di un sapore, un colore, una oppressione: lo spleen. Una parola che nasce dalla noia e termina nella malinconia. Quotidiana. Nulla di imprevedibile il ventennio ha saputo “fare accadere” (nemmeno la sua fine), non l’accidente di un solista, una invenzione, una ricerca, non una cadenza stridente nella barcarola dei proclami o le storielle del primo ingessato, tediosamente scontati e intercambiabili fra loro, scrutando verso l’alto a casa dei padroni o verso il  basso, a casa dei coglioni, era un’avvicendarsi di cloni. Indistinguibili,  parole, celebrazioni, fatti, fattacci, episodi invenzioni, “azioni reazioni” perfino satiriche. Potrei etichettare col termine Convenzionale, ma scelgo Prevedibile. Non precisamente un sinonimo di convenzionale. Ma ancora più prevedibile del ventennio è il dopo ventennio! La ri-caduta per opera di un dio minore dalle acque agitate del nulla, la sua proposta nel reale, la messa in serie del Tristo prevedibile. In pensione della sorpresa. Che una volta, una sola, la presa a pubblici calci e male parole d’un camorrista, un tagliar di netto gli stipendi ai parlamentari, in luogo del taglio a vivo del popolo lavoratore, come sempre come sempre come sempre, riavviasse  il ritmo cardiaco della nazione insonnolita nella bonaccia “comesemprecomesempre”. E una fiamma di speranza in petto, la “speranza” pur sempre al predicato dell’imprevedibile!
E all’estero, forse che la new socity Ellenica “commissariata” possa ancora dirsi un paese capace di elaborare l’imprevedibile, vale a dire sviluppare in autonomia dei sogni-soluzioni vincenti, a favore di sè?
La Grecia ha perduto il diritto al sogno, al desiderio,all’elaborazione autonoma di teorie economico sociali vincenti o perdenti, ha perduto il diritto a una moneta autonoma adatta alle “proprie” esigenze socio-economiche, altrettanti sogni-desideri che si chiamano il diritto di vivere o di non vivere come piace a me e non a te, Troika prefabbricata, come tale prevedibile in tutto e per tutto ciò che farai, non farai, in specie farai o non farai fare!
Curioso o simbolico, che la società del sogno-libertà, la Grecia della Tragedia, tra le società europee destinate all’esaurimento energetico, sia la prima caduta nella trappola dell’asettica setta? La seconda non può che essere la società Cristiana, l’erede primogenita della cultura Greca. Dopo Atene primogenita, cada Roma secondogenita, così avvenne, così ritorna ad avvenire.

Non già l’assenza del vizio, ma la vittoria del perevedibile conferma la morte dell’uomo, la rimessa in  previsione della vita è pregevole compito della morte. Il movente inquietante a tergo dell’assassinio dell’uomo è dunque la repressione della “libera” associazione tra il vizio e la virtù in favore di una loro relazione “coatta”. La messa in società matri-patrimoniale, o la messa a “sistema famiglia del malaffare”. Questa è la corruzione assassina della società degli uomini liberi.
E’ dunque lecito affermare che la corruzione di un popolo avanza quando disavanza il fascino discreto dell’imprevedibilità. Sostituendo il prevedibile all’imprevedivile la società  acquista via più la staticità della macchina in  accellerazione alla sua autodistruzione.

RM. Per tirare le somme, siamo alla corruzione “messa a sistema della corruzione”. L’accellerazione dell’unione “forzata” del vizio con la virtù.

IC. Tecnicamente parlando. Quando vedrò cacciato dal Tempio a calci e frustate un camorrista un mafioso un massone un politico un pedofilo un ignorantissimo anchorman di regime potrò incontrare il dubbio, fino allora no. 
In Italia, come anche in Grecia, come in Portogallo come in Ispagna, come dovunque la meridionale democrazia appassionata artista dell’imprevedibile, per disattivarla si ritenne approntare le condizioni favorevoli. Come di consueto il partèrre più producente è l’impoverimento delle masse. (I tecnici non hanno un brandello di fantasia, un briciolo, una mollichina di imprevedibile..  magari amare il popolo un minuto del loro tempo occupato?)
Invece il partèrre propizio alla “sistemazione e l’accellerazione”assunse in Italia il sembiante della Seconda Repubblica, l’erede di mani pulite, lo slogan inquietante.
Dobbiamo riconoscere gli Italiani (fino agli anni 90) ancora capaci del paradosso, ancora originali, artisti della burla.
Utilizzare la lotta alla corruzione per "normalizzare" la corruzione di una nazione è un autentico colpo di genio. Da mettere nei libri di scuola sotto il titolo: come gli Italiani sanno prendere per i fondi neri e ci si prendono da soli. Del resto gli italiani che mandano in pre-pensionamento  il padre della patria Garibaldi, possono mandarci anche il secondo padre Craxi, il secondo apostolo dell’unione. Matri-patrimoniale del vizio e la virtù.
Come dice S. Paolo il secondo apostolo, ma civis romanus,  lascia Signore che il tuo servo vada in pace, ho combattuto la buona battaglia, altrettanto dicono gli apostoli dell’unione. Ma Paolo muore ammazzato, Craxi e Garibaldi vanno al mare!

Se la Seconda Repubblica è burlona dalla nascita, è burlona in vita, in ossequio alla proprietà riflessiva. Può accettar la nomina della “repubblica delle banane” dal triplice bollino: logge cosche banche.
Il sistema tecnico della corruzione.
Favorito, guidato, anzi anticipato dall’autoritarismo mediatico.. cui i “cavi” tecnicamente raccolti nelle mani avide - di chi inutile ribadire -  l’abbiamo sopportato allo sfinimento del prevedibile. Ricordiamolo come il portatore della Tessera P2 numero 1816, singolare per il rapporto inverso con la serie di Fibonacci. Il quale matematico di genio fissa nel 1,618 il numero aureo, o la proporzione perfetta corrente tra una cifra e l’altra, un suono e l’altro in un dato sistema.  L’inversione di una proporzione non potendo che predicare una sproporzione… in effetti la tessera P2 1816 altro non ha confessato che lo Sproposito..lo sproporzionato!

Per tirare le somme,  il vero disfacimento dell’Italia viene messo “a sistema” dall’Italia della Repubblica “secondogenita”
Il secondogenito è la figura simbolica del pre-scelto da Dio, Abele nacque dopo Caino, Giacobbe dopo Esaù, Isacco dopo Ismaele, Cristo dopo Adamo. La Borghesia dopo l’Aristocrazia. Insomma la lettera B la chiamata da Dio…. o la repubblica di B, di serie B o della Banana Bandana Bottana Baccanale Baccano, dei Bruni dei Biondi dei Bocchini, della Banalità, della Borghesia della Barba, o come vogliamo Bi-richiamarla con tutte le B della noia. Una sola voce non apppartenendole: la nobiltà.
La Repubblica secondogenita e le sue opere, insomma la prescelta. Vettrici le sue tre marche da bollo: logge-cosche-banche poste a sistema. Le tre marche, già in ottima salute al tramonto della Prima Repubblica si erano fin qui mantenute comunque le libere, casuali, imprevedibili  interpreti del malaffare. Nel passaggio, ingombro di cadaveri (segnatamente i due magistrati Falcone e Borsellino) tra la prima e la  seconda Repubblica tecnicamente si fondono, si rifondano e si sistemano in una società tri-angolare, o tri-laterale, munita degli statuti, i codici, le leggi interne, le relazioni, le fratellanze, le tesorerie, le aziende, le società di consulenze, i tribunali, i giudici, gli esecutori. Insomma dei delitti e delle pene. Diventando prevedibile il suo intervento  in ogni movimento dello Stato. Arrivando perfino a determinarne i movimenti.. 
Due Stati viventi in un solo organismo, l’Italia, dove l’uno ormai non possa vivere senza l’altro, come accade a chi viva con il verme solitario nello stomaco. Deve continuare a mangiare, ma non per sé,  per due. Fino che non lo defeca!  Da dove si entra si esce. Gli apparati della nutrizione e smaltimento.
La consapevolezza ci raggiunge in specie dalla vicenda, o meglio la gestione della vicenda Alta Velocità, simbolica dell’accellerazione alla negazione di una logica collettiva in favore di una logica privata. I si, i no, i ma, i forse, i non si fa, i si fa.. sol la si do.. denunciano la gamma dell’esaurimento energetico di un sistema, la corruzione di una democrazia non il malanno di un organo sociale dovuto al caso, ma il sintomo di un morbo letale, dovuto a un piano. Non a caso diagnosticato il giorno dopo l’esecuzione capitale della civiltà, quando già avvenuta la decapitazione della prima repubblica. Diciamola decollata a onorare il doppio principio d’aver perduto la testa ed essersi involata in luoghi ad essa più propizi. In un paese civile che agisca secondo realismo la corruzione viene dignosticata con largo anticipo, in una paese incivile che rincorre l’illusione dell’astrazione, la dignosi avviene the day after. Quando è troppo tardi e la realtà della fine ti raggiunge quando sei in fin di vita.
L’Italia non è più un paese civile, per civili, perché non più fondata sugli uomini, ma sulla logica della macchina da corruzione!  Sempre che lo sia stata un paese civile l’Italia, a partire dalle guerre d’indipendenza, qualche oretta del suo tempo.

RiformaMentis. L’Italia è stata un paese civile, tuttora custode della civiltà, ma secondo la buona iniziativa privata. Pubblicamente privata dell’onore, quanto privatamente voltata, inclinata ancora e sempre verso una economia artistica dell’esistenza. L’economia dell’imprevedibile, sapere fare di una piccola città Italiana una docente del benessere, dell’energia sostenibile, dell’architettura ecologica riscaldata e illuminata dal più vasto complesso fotovoltaico d’Europa, pagato dalla comunità, senza lo spreco d’un centesimo. E il complesso con pali di sostegno nella terra alla maniera di un tempo, nient'affatto cementificandola. Per custodire l’ambiente, non offendere la natura, non abbandonare al futuro le scorie del presente. Questa è la civiltà. E in Italia si fa, ma in forma privata.

Infine possiamo dire l’Italia divisa per triade a onore del sistema generatore: la triade del pubblico interesse e di  due interessi privati - uno bianco, imprevedibile e fattivo - uno nero, prevedibile e  passivo.

IC. Il valore "aggiunto" che io, singolo, rappresento nel contesto di un sistema chiuso, quando imperativamente non mi accollo la responsabilità del lampante predicato: l’Italia pubblica non è un sistema civile, annuncio un valore sottratto. 
L’Italia delle istituzioni è un paese per vecchi. Una seconda osservazione interessante. Perduta la sapienza della storia l’immagine speculare mostra  segnatamente i “sintomi” della sclerosi. L’Italia è un paese per vecchi: non convoca l’abbandono delle terre e del ben fare, pretende la “presa della distanza” dalla massificazione del pensiero. È imperativo prendere le distanze dal sistema Istituzionale, intartarito nel grottesco tecnico.

Alessandro Manzoni:  Ma chi / non aveva mai spinto/ al di là di quelli/ neppure un desiderio fuggitivo/ chi / aveva composti in essi / tutti i disegni dell'avvenire / e n'è sbalzato lontano / da una forza perversa! /

RM. La forza perversa che ammala la giovinezza dell’essere.


Isabella Consoli

domenica 11 marzo 2012

Lettor, tu vedi ben com'io innalzo

LETTOR, TU VEDI BEN COM'IO INNALZO

ovvero: UN BLOG AD ALTA CIVILTÀ

postilla di RiformaMentis alla pièce introduttiva




Lettor, tu vedi ben com'io innalzo
la mia matera, e però con più arte
non ti meravigliar s'io la rincalzo

Dante, Purgatorio, canto IX, vv. 70-72. È una delle invocazioni al lettore contenute nella Divina Commedia, in cui Dante cerca un rapporto più confidenziale con il lettore. Dietro queste parole dirette si avverte sempre uno scrupolo del poeta, che prevede e anticipa critiche, dubbi, perplessità, difficoltà del suo lettore, e lo assiste, e lo incoraggia a continuare. Naturalmente questi incoraggiamenti Dante li rivolge anche e soprattutto a se stesso, e spesso il dialogo diretto con il lettore rivela il tipico auto-conforto di un creatore di fronte a dubbi e difficoltà che nella realizzazione di un progetto accadono sempre quando ci si discosta dalla consuetudine, dalla convenzione, dalla "normalità". Io, RiformaMentis, spirito del blog, mi sono ispirata sin dal pre-inizio a Dante, sommo riformatore della Mente (intesa come crogiolo del pensiero e del sentimento e della parola), e voglio partire ancora da lui per spiegare a te, caro lettore virtuale, il senso e lo scopo di questo blog.

Ho esordito teatralmente, all'italiana, in un certo senso disattendendo il motto dantesco che mi sono scelta ("è tempo di abbandonare le nostre finzioni"), e cercando l'effetto, la sorpresa, il brio... Ma non secondo la retorica corrente! I miei tre autori sono stati un po' costretti a personalizzarmi per tentare di visualizzare il carattere di un progetto apparentemente così contraddittorio come un blog dedicato alla riforma della mente.

Avevamo bisogno di suggerimenti e quindi di reazioni. E l'idea teatrale ha funzionato. La pièce è piaciuta a molti, e comunque ha suscitato interesse. Qualcuno ha ritenuto il linguaggio e gli argomenti accennati un po' pretenziosi per un blog; ma c'è stato anche chi ha trovato troppo colloquiale l'introduzione a un simile progetto, dal nome tanto impegnativo.

Questo blog non intende offrire le notizie, cioè le informazioni effimere sui cosiddetti "fatti", né i soliti cosiddetti "approfondimenti" (ancora più effimeri dei fatti...). Vuole proporre delle riflessioni, e ovviamente delle discussioni, con la costante consapevolezza che l'attuale "forma" dell'informazione e della conoscenza, così ipocrita, utilitaristica e accellerata (a velocità sempre più alta...) non è più tollerabile.

Stefano Molinari, nel suo Canto del Capro, così stigmatizza la crisi esiziale della mentalità contemporanea: "dalla superficialità catastrofica della nostra epoca si possono constatare i risultati della velocità. La velocità, la prontezza, la concretezza, i fatti, oggi appaiono come maschere tragiche dell'irresponsabilità, del fallimento, della rassegnazione, della rinuncia. Forse l'esitazione, il dubbio, la caparbietà, i sogni, sono l'antidoto di tali ipocrisie."

Stefano Perni insiste fortemente sulla necessità di adoperarsi per una riforma del pensiero. Necessità di reagire con la riflessione a una società troppo “fast” per praticare le profondità; necessità di reagire con il civile contrappunto alla omofonia opprimente; necessità di ribadire questo atteggiamento diversivo, alternativo. Fare cultura, certo, ma non fine a se stessa e preconfezionata: una cultura evolutiva e non involutiva, attraente e non compiacente, sempre rivolta alla ricerca di un pensiero mai pensato.

Isabella Consoli, filosofa del gruppo, ha preso le mosse dalle parole del suo maestro Umberto Galimberti: il fatto non è in grado di esprimere da sé il suo significato. Significare è indicare qualcosa che trascende il fatto e che si scopre non analizzando la modalità con cui il fatto accade, ma il senso a cui il fatto rinvia. La meditazione ha perso tutta la dignità della sua forma, come protesta Nietzsche, nella sua Gaia scienza: "si sono ridicolizzati il cerimoniale e gli atteggiamenti solenni dei pensatori e non si tollererebbe più un uomo saggio di antico stile. Pensiamo troppo rapidamente (e, se posso aggiungere, secondo codici prefabbricati) e, strada facendo, mentre camminiamo, anche quando meditiamo su quanto c’è di più serio, abbisogniamo di poca preparazione, perfino di poco silenzio." 

Non intendo rivolgermi a un pubblico ristretto, ma al più ampio possibile, che naturalmente invito caldamente a partecipare, con commenti e/o collaborazioni estemporanee. Per quanto utopica possa apparire la mia sfida, voglio ritenerla realizzabile, e il suo fondamento sta nella parola, in una parola profondamente pensata e profondamente penetrante. Per cui cercherò di sedurre sempre il mio lettore. E lo farò partendo dal linguaggio: nobile ma semplice.

Concludo con parole di Isabella, la mia prima ideatrice. La magnificenza del silenzio interiore! De-situiamoci dall’accidiosa, comoda pratica di affidare l’io penso a qualcuno altro. I pensieri prefabbricati, sia pure d’ingegnosa e robusta fattura, non hanno il pregio di un progetto originale, intuito, voluto, studiato, meditato, e infine realizzato per mezzo di sacrificio e dedizione. In altre parole di amore. La sapienza è erotica, quanto l’attuale informazione è invece priva di eros (pur essendo così spesso oscena!). L’eros e la velocità sono nemici. L'eros è avventuroso e intrepido, ma procede adagissimo: contempla, si sofferma, conosce, studia, assapora, gusta, ascolta... Dobbiamo avere il coraggio di ritornare all’eros. Strappare una mezz’ora di contemplazione alle nostre alte velocità quotidiane è fare civiltà, ALTA CIVILTÀ.