venerdì 6 aprile 2012

UN ORRIBILE PESCE D'APRILE

ovvero BUONTEMPONI E ASINI COSTITUZIONALI


di Stefano Molinari

Domenica scorsa, di primo pomeriggio, dopo un delizioso pranzo familiare, sono andato a riposare. Prima di sonnecchiare ho letto un po': precisamente qualche pagina della Costituzione della Repubblica Italiana (in un'edizione commentata), che sto rileggendo (prima che diventi un cimelio...). Ho letto pochi articoli, dal 48 al 54, cioè il Titolo IV della Parte I, riguardante i "Rapporti politici". Poi ho preso il telefonino per dare un'occhiata a eventuali messaggi. Ho controllato la posta, e ho fatto una capatina su Facebook. Ho scorso blandamente le notizie, fino a una che mi ha letteralmente folgorato.

Era una notizia di Cronache Laiche, quotidiano on line di cui sono fan, e - guarda caso - aveva a che fare con la Costituzione, ed era accompagnata dall'immagine della cupola di San Pietro (non infrequente negli articoli di una testata simile)... Il titolo era davvero scioccante "Sentenza shock: la Consulta dichiara incostituzionali i Patti Lateranensi". ( http://www.cronachelaiche.it/2012/04/sentenza-shock-la-consulta-dichiara-incostituzionali-i-patti-lateranensi/ ).



Come è noto, i Patti Lateranensi, stipulati ufficialmente l'11 febbraio 1929, sono gli atti relativi al Concordato tra la Chiesa cattolica e il Regno d'Italia (ormai nella mani del fascismo di Mussolini, che mirava a diventare - da occhiuto ateo - "l'uomo della Provvidenza"), per effetto dei quali si è ripristinato il potere temporale della Chiesa cattolica, con la nascita dello Stato della Città del Vaticano, nazione di circa 800 cittadini che costa alla Repubblica Italiana una cifra stimata almeno 6 miliardi di euro (sic! - all'incirca il PIL della Mauritania, paese con 3 milioni di abitanti!). Ma, a parte lo spropositato ingombro economico, tutti i laici italiani sanno quali ancora più onerosi problemi politici e morali siano collegati alla presenza di questo stravagante staterello extracomunitario... 



Lì per lì la notizia non mi è parsa tanto sconvolgente e inverosimile, perché, suggestionato da un mio intervento su Facebook di qualche tempo fa (a proposito del riferimento, discutibilmente inserito nel dettato costituzionale, ai Patti Lateranensi e ai rapporti con la "sovrana" Chiesa cattolica) ho pensato che l'intervento della Corte riguardasse soltanto l'inopportunità di tale riferimento. Per chiarezza, riporto integralmente quel mio polemico intervento (tratto da una discussione provocata da una delle solite intrusioni del presidente della CEI nelle questioni italiane):

Secondo il mio modo di vedere, da umile cittadino non giurisperito, un punto molto discutibile della nostra Costituzione (ammirata peraltro come una delle migliori del mondo per diritto e stile) è l'art. 7, uno dei Principi fondamentali, che afferma: "Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale." A parte il madornale errore formale - dato che la Chiesa cattolica non è un soggetto sovrano, ma una confessione religiosa, mentre sovrano è se mai lo Stato della Città del Vaticano - non si capisce come i rapporti con una nazione straniera, squisitamente politici, possano rientrare nei principi fondamentali della Costituzione: difatti nessuna altra nazione vi è nominata. Cosa vuol dire? Anche Italia e Stati Uniti sono indipendenti e sovrani, e i loro rapporti sono regolati da patti... ma questo che valenza costituzionale può avere? Si potrebbe obiettare che, trattandosi di uno stato completamente all'interno del territorio italiano, meriti un accenno particolare; ma esiste un altro stato sovrano circondato dall'Italia, la Repubblica sanmarinese (che pure ha un numero di abitanti quaranta volte superiore a quello del Vaticano), ignorato però dal dettato costituzionale. Ma il pasticcio non finisce qui, continua nell'articolo successivo, altro principio fondamentale: art. 8. "Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze." Questo articolo, in tre periodi, sarebbe ineccepibile senza il periodo centrale (e ovviamente senza tutto l'articolo precedente), che fa una distinzione assurda ("le confessioni religiose diverse dalla cattolica": diverse???!!! e che sono: le figlie della serva???), perché in contrasto con la prima proposizione e con la prima proposizione dell'art. 3, che sanciscono invece l'assoluta uguaglianza delle confessioni religiose di fronte alla legge. Insomma qui nostri Padri costituenti sono caduti in una sesquipedale contraddizione, dicendo che in questo paese tutte le confessioni religiose sono uguali, ma ce n'è una più uguale delle altre, tanto più uguale che gode addirittura di sovranità. Mah...

Ho cliccato sul link, e l'articolo è apparso, firmato da Carlo Cosmelli, redattore di squisita formazione scientifica, ma brillante e versatile. Ho scorso l'articolo velocemente, ansioso di appurarne l'attendibilità (in quel momento non ricordavo che era il primo di aprile). Una perplessità dietro l'altra, a cominciare dalla prima parola "ieri" (secondo la quale la Corte avrebbe dato sentenziato di sabato... - ho pure immaginato che gli eccellentissimi Giudici lo avessero fatto apposta, per avere due giorni di requie, prima della inimmaginabile tempesta politica e diplomatica...)... E per soprammercato la decisione era all'unanimità! Continuavo a dirmi "non è possibile, non ci posso credere, non è vero!"... Eppure proprio la disistima che ho per le istituzioni italiane mi ha alimentato la speranza: mi frullava come il magico sospetto di un formidabile atto di rottura ...



Chi si è dovuto abituare al fatto che non c'è limite al peggio, e ormai si aspetta l'attuazione dei provvedimenti più malsani, volutamente ingiusti e impopolari, progressivamente regressivi, inconcepibili solo qualche mese prima, non rinuncia all'illusione che possa accadere finalmente, anche solo per sbaglio, o per la forza della disperazione, qualcosa di straordinariamente positivo, di autenticamente innovativo... Ed ecco l'idea che i supremi Custodi dello Stato fossero finalmente intervenuti per salvare la nazione con una sorta di terapia d'urto, estirpando alla radice una delle cause dell'ignavia etico-politica del popolo italiano - un popolo sempre più indegno del suo passato di faro di cultura e civiltà... "Meglio tardi che mai... - mi dicevo - peccato ci sia voluto più di mezzo secolo per riconoscerlo!" Sì - lo confesso - per circa un minuto, forse anche due, ci sono cascato, ci ho creduto, ci ho voluto credere! Ho immaginato un improvviso e intrepido atto di forza (finalmente legittimo!) della Corte Costituzionale a difesa della nazione. E ripensavo ad alcune parole dell'Eneide di Virgilio - "nunc animis opus... nunc pectore firmo..." (VI, 261) - le parole ardenti, vibranti, risolute, con cui la Sibilla sprona Enea, che si appresta ad entrare nel regno degli Inferi, ad avere coraggio e fermezza... - CORAGGIO! FERMEZZA! Parole che usai per introdurre una lettera, che io, un semplice cittadino, volli scrivere proprio alla Corte Costituzionale circa tre anni fa, in una data molto particolare (11 febbraio 2009), non a caso anniversario dei Patti Lateranensi. Riporto anche questa lettera ingenua:

Alle Loro Eccellenze 
il Presidente e i Giudici della Corte Costituzionale
Piazza del Quirinale 41
00187 Roma

Milano, 11 febbraio 2009

Come cadesti o quando
da tanta altezza in così basso loco?
(Giacomo Leopardi, Canzone all'Italia, vv. 34-35)

Nunc animis opus... nunc pectore firmo.
(Virgilio, Eneide, VI 261)

Eccellentissimi Giudici Costituzionali,

sono un cittadino italiano nato nel 1952, dunque poco più giovane della Costituzione della Repubblica, e poco più vecchio della Corte che ne interpreta e tutela lo spirito e il dettato.
Ricordo che ancora bambino, alla scuola elementare, io conoscevo bene il nome del Presidente della Corte Costituzionale (che, se non erro, è per rango la quarta carica dello Stato), e non perché la mia famiglia avesse alte relazioni, ma semplicemente perché lo sentivo nominare spessissimo, alla radio o alla televisione. Me lo ricordo ancora: era il Prof. Gaspare Ambrosini. Vero è che il Prof. Ambrosini ricoprì per lungo tempo l'alta carica; ma forse l'adolescenza stessa del supremo custode della democrazia - la Corte che l'anno scorso ha compiuto 60 anni (tra parentesi: perché solo due donne ne hanno fatto parte, contro novantacinque uomini?) - implicava una maggiore esuberanza. 
Dopo Ambrosini fu Presidente il Prof. Aldo Sandulli, che conoscevo pure meglio, benché sempre indirettamente, perché durante la guerra era stato compagno di prigionia di mio padre in Russia. 
Poi i Presidenti della Corte Costituzionale incominciarono a sparire dalle notizie. 
L'anno scorso ne ho incontrato uno, già emerito, il Prof. Valerio Onida (della cui elezione a suo tempo avevo letto per caso in un trafiletto), ad una serata in suo onore presso il Liceo classico “Carducci” di Milano, dove sia lui che io abbiamo studiato. 
Qualche mese fa, a una cena tra amici, alcuni dei quali ben informati politicamente, per polemica nei confronti di un'altra “corte”, sin troppo invadente invece nelle questioni italiane, ho chiesto chi sapesse il nome del Presidente della Corte Costituzionale (era ancora il Dott. Franco Bile). Nessuno lo sapeva (tranne me, che l'avevo cercato su internet), e nessuno lo aveva mai sentito. Invece (e direi purtroppo) tutti sapevano benissimo il nome del presidente di quell'altra specie di corte cui accennavo sopra: mi riferisco alla CEI, la Conferenza Episcopale Italiana, dei cui bui interventi io farei volentierissimo a meno (soprattutto dopo avere ascoltato quelli relativi alla penosa ed eroica vicenda della Famiglia Englaro), ma che sono i primi riportati dai quotidiani (si definisce italiana, ma è totalmente soggetta a una piccola monarchia assoluta, teocratica, extracomunitaria: la Città del Vaticano – un'enclave nella Repubblica Italiana, di irrisorio ingombro spaziale, ma di esorbitante ingombro finanziario, politico e morale). 
Mi permetto pertanto di rammentare alle Loro Eccellenze un consiglio che Dante diede circa sette secoli fa al Consiglio dei Cento, e che forse oggi ripeterebbe anche più energicamente: “de servitio faciendo Domino Papae nihil fiat” [quanto al doversi mettere al servizio del Signor Papa, non se ne faccia nulla - n. d. r.].
Anche perché la situazione del paese è gravemente critica, e richiede alle istituzioni più sane e autorevoli molto animo e molta fermezza: c'è un orribile degrado e progressivo, e bisogna risanare e rieducare la nazione. E credo si debba innanzitutto mettere in riga la classe politica, e quelle conventicole che hanno tanta influenza sul carattere italiano, cioè i principali responsabili di questo decadente e indecente risultato. Il Presidente della Repubblica è uno, ed è solo; ma la Corte Costituzionale è un organismo, e potrebbe diventare una risorsa sorprendente per il recupero del paese, magari uscendo allo scoperto, fuori del Palazzo della Consulta…
Ho letto poco fa (nell'edizione on-line del Messaggero) un trafiletto che attenua leggermente le mie perplessità: riferiva un'amara considerazione del Presidente Flick (“Ieri sera si è consumato qualcosa di molto critico, che dovrebbe far pensare tutti noi [la morte di Eluana Englaro - n.d.r]. Eppure è continuato ad andare in onda il Grande Fratello”). Spero che questo sia l'inizio di un crescendo rossiniano. 
Chiedo scusa per avere osato – io umilissimo cittadino – dare suggerimenti alle persone istituzionalmente più sapienti dello Stato. Ma, come recita un inconfutabile adagio, “Il Papa e un contadin san più che il Papa solo”...

Ringrazio per l'attenzione e saluto rispettosamente

Stefano Molinari

Ma poi ho dato un occhio ai commenti alla notizia (ancora fresca): accanto a quelli euforici (i boccaloni come me), qualcuno faceva notare che era il primo aprile... 

E' un pesce d'aprile. E pure crudele, se posso permettermi di dirlo.

Pesce d'aprile, purtroppo...

E subito ho capito. Che tragico risveglio da un sogno tanto bello! Per un attimo ho provato un forte risentimento per gli autori del pesce (pur ammirando la trovata!). Tanto che ho postato questo commento (che poi ha riscosso molti apprezzamenti): 

Se - come è ovvio - è un pesce d'aprile, mi cancello dal gruppo, perché per un attimo ci ho creduto e ho pensato di vivere in un paese civile, e ritornare alla tragica realtà è davvero orribile. Non si possono fare certi scherzi!

C'erano altri commenti inviperiti, di scioccati dalla doccia fredda della data:

andate a cagare e ci avevo pure creduto....

VI ODIO [... - censura d.r.], stavo già saltando di gioia prima di rendermi conto della data...

Che sadici!! Ho dovuto leggere gongolante fino al passaggio sulla nullità dei matrimoni religiosi per riuscire ad associare l'articolo alla data della sua uscita. :'(

Se non ricordo male, nei lontanissimi bei tempi dell'infanzia, alla vittima di un pesce d'aprile si cantilenava: "Pesce d'aprile, asino civile!". In questo caso, i buontemponi autori dello scherzo avrebbero dovuto canzonare noi altri creduloni con "pesce d'aprile, asino costituzionale!"... Ma non fa rima... E poi non definirei "asino costituzionale" chi per un attimo ha voluto credere in una decisione sacrosantamente laica e salutare...






mercoledì 4 aprile 2012

LA CONTABILITA' DEI SUICIDI

Il breve scritto non è un saggio, è un elenco. Dei suicidati  i primi giorni dell'Aprile 2012. In Italia.
Nella Settimana Santa.



Poche parole strette nel dolore, nessun commento. Alla Tragedia non si addicono gli abbellimenti.

La Tragedia leva il suo pianto silenzioso dal viale Ungheria a Milano, depone una rosa morente sulla salma di un disoccupato che da un anno a questa parte con la sua cesta di rose acquistate al mercato dei fiori cercava di venderle davanti a un Supermercato.
 Si è impiccato nella cantina dello stabile dove viveva con la madre.

La Tragedia porge l’ultimo saluto a un imprenditore romano, la cui azienda ormai in fallimento egli non aveva più il modo di salvare.  Le Banche lo avevano abbandonato al suo destino.
Si è ucciso con un colpo di fucile.

La Tragedia è seduta al capezzale di una donna di 85 anni sopravvissuta al tentativo di darsi la morte gettandosi in un pozzo che si trova nel giardino della sua abitazione.
Temeva di perdere la sua casa.

La Tragedia raggiunge un operaio incatenatosi sopra una gru, a circa 30 metri di altezza, in un cantiere edile a Polistena dove si sta realizzando la nuova sede dell'istituto alberghiero. L'uomo, di Eboli, protesta per il mancato pagamento degli stipendi di Gennaio, Febbraio e Marzo da parte della società Gival che ha appaltato i lavori per conto della Provincia di Reggio Calabria. E si dice in odore di malaffare.
Minaccia di gettarsi nel vuoto se non riceverà la "giusta mercede".

E’ vantaggioso per noi essere compassionevoli? E’ vantaggioso per gli aspiranti al suicidio che noi siamo compassionevoli?  E diciamo loro: "non fatelo"
Ci  prendiamo cura di loro? Chi si prenderà cura di coloro che in progressione esponenziale verranno ridotti alla disperazione davanti i palazzi dell'Alta Finanza?

 I pubblici amministratori sono, più delle nostre ipocrisie, coloro che deprezzano il nostro valore, la nostra dignità di uomini, la nostra volontà di vivere.

No, di questo essi non sanno nulla. Della compassione non sanno nulla.
Essi praticano la Religione dell’Empietà.

Signori della politica, non voglio, non posso, non devo dedicarvi parole nuove.

Ma è la mia più potente accusa: non ho parole per voi.

Voi, tecnici che dite di sacrificare il bene dei singoli per il bene comune, avete veramente nei riguardi di voi stessi lo stesso atteggiamento interiore che nutrite per i vostri simili.  Se non volete neppure per un’ora lasciare gravare su di voi la nostra sofferenza e già da lontano del tempo e dello spazio vi siete posti al riparo da ogni possibile sventura, se vi siete sistemati dove il potere non tramonta, e da lassù non sentite la Vostra indifferenza come malvagia esecrabile meritevole di annientamento, se non vi sentite i contaminatori della nostra esistenza, l’esistenza degli uomini e le donne che formano la nostra nazione, ebbene voi non appartenete alla nostra nazione. Vuole dire che oltre la religione dell’empietà, voi avete a cuore anche un’altra religione, e questa è forse la madre di quella: la Religione della Morte.

Sulle vostre orme che vanno al nulla eterno, io non poserò il mio piede.

Isabella Consoli

martedì 3 aprile 2012

IL RATTO DELLA FELICITA' (parte seconda)

ovvero: 000, LICENZA DI UCCIDERE

Isabella Consoli

                                      Bologna, un uomo si dà fuoco davanti all'agenzia delle entrate

In Italia nessuno si prende la cura di annunciare il “vergognoso dominio dell’immoralità”.  Non attinta al superamento della cultura cattolica, ma al rinnegamento di duemila anni di storia, di cultura di civiltà.  Chiusa (ingloriosamente) l’epoca bisecolare delle ideologie, la progressione verso il futuro, oltre l’aggressione del futuro, ha fortificato la regressione al paganesimo, l’immoralità collettiva offrendo risposta al moto ingannevole.
  Al Dio-uomo cristiano, pietra di scandalo, è da ricondurre tutta la controversia umana.
Il collettivo rinnegamento lungi dall’accogliere l’ateismo, lo nega quanto la fede. Confermando puramente l’eccitamento della presunzione. Di sostituirsi a Dio nel governo del sé e d'altri.

  Il non credente, peccatore per eccesso di sicurezza, si individua pur sempre un limitato, un uomo tra gli uomini, pertanto si conosce al di sotto delle leggi. Questo atteggiamento lo mantiene un credente nei principi fondamentali della civiltà, ch'egli onora onorandovisi, nel rispetto degli uomini, gli animali, la creazione.
Lo gnostico, l'arrogante epistemico, o il peccatore per eccesso di conoscenza, non lo può fare.

  Il black out morale (e cerebrale) degli arroganti dipende strettamente dalla condivisione con gli elettori della presunzione di conoscerci quello che effettivamente non siamo - dei senza limiti, sciolti dalle leggi - quanto basta per mandare nei guai la civiltà degli uomini, segnatamente i postulati fondamentali, la pietà l’equità, la giustizia la coerenza.  E' l'atteggiamento caotico sfrenato e presuntuoso del bambino abbandonato all'improvviso dall'autorità genitoriale che per eccesso di due contrari - la libertà e l'insicurezza - tende a impossessarsi dei divieti e distruggerli per prenderne il posto, secondo la logica sadomasochistica di fare a pezzi le cose proibite, ingozzarsi alla nausea del cibo-divertimento (gelati caramelle cioccolato) fino allora concesso a piccole dosi (la calibrazione), imbrattarsi quanto possibile.

  Parimenti gli eletti e loro amici-dipendenti, sfogano sopra il misero e indifeso corpo collettivo (la nazione) che hanno nelle mani, l’astio di un antico e inconfessato paragone-contesa con la divinità, questo li esalta.  Gli elettori, da parte loro esaltati e sedotti da questi superiori (all'estremo e allo stremo) della morale comune - non si spiega altrimenti la parabola-fascinazione di Berlusconi- seguitando a favorire-eleggere-ammirare invidiare degli emeriti sciocchi arroganti ignoranti immorali criminali impuniti, scandalo dopo scandalo.
Nessuno è al sicuro in Estremistan! (Nicholas Taleb) principalmente perché solo la legge dell'errore riduce l'errore della legge.
  La seconda ragione: alla base l'arroganza epistemica della massa (la rottura dei limiti della conoscenza generatrice del caotico paradosso: insicurezza-via di potenza, conoscenza-ignoranza), in alto la pubblica arroganza degli eletti di confermarsi al di sopra degli uomini e le loro leggi, al di sopra dei reati, dei processi, della giustizia, della morale.  Gli uomini invidiano-ammirano gli dei di cui hanno bisogno, gli dei invidiano gli uomini e ne hanno bisogno. La diade elettori-eletti pertanto si rivela legata da una stretta  complicità.  Fino agli anni 80, complici degli uomini furono le ideologie, preso il posto di Dio da almeno due secoli: allo sfacelo catartico degli ideali  l’uomo li sostituì con l'uomo. Nasceva l’ego-crazia. Neologismo della Teocrazia.
Se evidente il perché gli dei hanno bisogno degli uomini – esercitare un potere altrimenti inutile - altrettanto evidente l’inverso, esercitare il vittimismo e ascrivere allo spietato potere divino tutti i peccati, gli errori inconfessabili propri alla condizione umana. Se io soffro è  colpa di Dio, se sono abbandonato è colpa di Dio, se pecco è colpa di Dio. Riassuno nel terribile grido sotto la Croce, se sei Dio salva te stesso! E salvaci dalla nostra paurosa e impaurita crudeltà.
  Quando l’uomo è la giustificazione di Dio, Dio è la giustificazione dell’uomo.
A Dio sostituendo la politica il risultato non cambia.
  L’uomo giustifica la politica come la politica giustifica l’uomo.  L’ironia evidente, solo a un certo punto gli elettori prendono a  impersonare le vittime di chi eleggono per la seconda terza quarta legislatura, dall’orgia indecente della fallacia pre-elettorale è imperativo ravvedersi solo a elezioni avvenute. Allora che le masse vanno in corto circuito, segnatamente per giustificare e ricusare la vergognosa  complicità a tanto scandalo.  Pratico comodo indolore correre le giustificazioni sul materasso del vittimismo, è scomodo ma non prevede la fatica di cercare soluzioni alternative.  A legislazione in corso il popolo tradisce i Giove Tonanti traditori della parola pre-elettorale, si innamora d’altri Tonanti contro il governo in odore di putrescina e cadaverina, i due gas della corruzione, ci fa anche l’amore sul materasso della vittima, ma non fa il progetto. La scusa macroscopica: non sapere guardare a diversi scenari, a persone nuove, trovarsi nel cul de sac del fermo immagine. Immemori che la democrazia si dica creata “anche” per rovesciare chi rovescia un paese nella vergogna. Una volta ancora la massa se ne lava le mani e affida al Cireneo di turno il compito, sì giustificare la naturale inclinazione alla sceneggiata. Affidare a Monti l’immagine di una Italia sobria e composta è probabilmente il colpo di genio della stupidità organizzata, come il manichino dell’asettica sobrietà possa cancellare la rovente vergogna di un paese sul ciglio del baratro morale! Al completo.   Un paese  stretto a coniare il neologismo “femminicidio” - ogni tre giorni l’Italia si sbarazza di una donna - nella piena, grossa, grassa indifferenza della Giustizia, nonché l’inettitudine degli organi inquierenti. E di quelli giudiziari.. se nemmeno la sentenza di colpevolezza sa andare a buon fine, data la praticaccia  della prescrizione. Così il nostro Travaglio possa partorire la battuta: “Negli altri paesi sparisce il politico che commette reati, in Italia sparisce il reato”. Oltre che le donne!
  Giullari e piagnoni, da sempre, a partire dalla sacra rappresentazione, il dramma liturgico, le pubbliche flagellazioni, l’Italiano è il guitto servitore di due umori contrari, il pianto e il riso, nel mezzo il buon senso, al di sotto il coraggio persi sulla via del corto! E’ noto, in fatto d’immoralità, Italian do it better. Se vi siete persi l’ultima storiella che gira negli Stati Uniti – gli dei invidiosi del Made in Italy -  ve la ricordo: cosa fa l’Italiano medio dopo pranzo?  Telefona all’amante e la icontra. Alle quattro telefona alla Escort e ci trascorre un’oretta. Alle 5 beve il caffè, telefona all'amante della Escort, fa le contro-cosacce e termina con un buon prosecco Valdobbiadene tartine e vol-au-vent. Infine ristorante e.. formaggio, formaggio, formaggio.
Scioccante venga all’indomani la caduta di Berlusconi, quando Monti, fa il vulavà indossando completi scuri e parlando di finanza sacrificatrice in modo noioso!  Chi crediamo di prendere in giro? L’Italia ridotta il covo di fornicatori e mangioni era magistralmente interpretata dal gaudente  Berlusconi, l’icona regina e coerente alla gaia degradazione di massa.

Dario Fo: Una elegante serata a casa del Drago. Da Lazzi, Sberleffi, Dipinti in mostra a Milano, Palazzo Reale. 


  Già mi par di udire il coro degli scandalizzati, come si permette questa scribacchina di bollarci degli immorali-moralisti. Ricordo a “noi” signori che in nome del moralismo succedono empietà, soprusi, disegni miserabili, perfidie, ipocrisie. Ricordo l’Italia è un luogo dove sembra assente ogni sentimento di vergogna, l’Italia in rovina, rovina sulle nostre teste coronate dello spinoso vittimismo ipocrita, l’Italia dove al fianco d’empi che commettono empietà, chi non si macchia di crimini stupri e ruberie osserva la giustizia con tale aridità di cuore e di intelletto da diventare più nefasto degli empi.  Non è un caso che gli intellettuali onesti – in testa il premio Nobel Dario Fo -  che parlano del genocidio morale intellettuale e fattuale della cività - uno dopo l’altro si allontanino dall'Italia, quelli che abbiano il coraggio di rimanervi se ne stiano ignorati dai più.

  Sbarazzarsi dei difensori del libero pensiero (i pensatori non masterizzati) non scrive l’ultimo colpo di scena della sceneggiatura: il genocidio, la soluzione finale. Sia pure insinuare l’inutilità degli intellettuali liberi, istigarne la derisione, il non ascolto, la non lettura, il non porsi il questito dell’esodo (materiale o morale) dei loro cervelli (i primi esodati dalla cosa pubblica dalla stampa dai media sono i pensatori onesti) componga una password per aprire indisturbati il capitolo della soluzione finale! Cui il penultimo paragrafo cifra: lasciate i popoli indifesi di fronte all’imprevisto. Previsto dai pensatori onesti, ma chi cura le previsioni oneste?  Qualche fantasioso, qualche coraggioso, qualche spirito libero. Qualche qualche.. sono pure in crescita  i “qualche”, ma chi sono migliaia di volo - io voglio - di fronte ai milioni di nolo-non voglio? Malo - preferisco…la riposante accidia. Sapientemente inoculata da vent’anni di leadership ego-mediatica, di corruzione, di mala giustizia. Il nolo soddisfattivo dell’istinto, ma d’istinto in istinto, di attimo in attimo si compongono gli anni,  di anno in anno siamo giunti alle fasi concusive del progetto. Mentre in televisione si danza a Ballando con le Stelle, la soluzione (tecnica) finale sta ormai un passo avanti l’oggi.


Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur. 

Mentre a Roma si discute (oggi si balla)  la nuova Sagunto Italia-Europa viene espugnata.
  “Signori tecno-coreografi beceri imbecilli corrotti asserviti alloggiati, vi ordiniamo di condurre le vostre pecore sull’orlo del baratro economico. Laciatevele e lasciateci godere dello spettacolo di chi saprà danzare in equilibrio e chi precipiterà”

Con il titolo di Signoraggio economico noi, che tendiamo al volo, indichiamo la squadra della morte con licenza di uccidere, prelevata dai Sancta Sanctorum della finanza, organizzata pagata (milioni di dollari) per organizzare la soluzione finale, la soluzione eugenetica che prevede il genocidio economico, legale, morale del popolo europeo, segnatamente il meridione d’Europa: Grecia, Spagna, Portogallo Italia, i paesi ancora vagamente cattolici!  I forti si salveranno i deboli periranno, ma di quai forti di quali deboli parlano costoro? Affatto dei ricchi e dei poveri; dei poveri e stupidi.  Coloro che posseggono, in senso economico, sono astutamente approdati al sicuro, vi stanno alloggiati per ragioni di corruzione, di famiglia, di fratellanza, di politica, insomma si sono venduti l’anima (certo non i beni) per entrare di prepotenza nel mercato multilivello degli intoccabili!  Per acquistare la tua anima, vai, vendi tutto ciò che hai e seguimi.. Recitando al rovescio: per vendere la tua anima, resta (nun te schiodà) ruba tutto ciò che puoi, corrompi, intasca le mazzette-royalty e aspettami.
  I deboli sono le persone vere, la gente onesta, la gente ancora onesta. Che nonostante le mille difficoltà esistenziali morali legali psicologiche economiche (artificialmente create per uccidere) tenta di sopravvivere. Ma a quale prezzo?  Il prezzo della forza, l’astuzia, il compromesso il degrado.  È di pochi giorni la battuta di una signora: per lavorare non ho rinnovato l’iscrizione alla Fiom! Si chiama compromesso, una voce contemplata nella selezione del personale del venturo Ordine geo-politico. Il servo deve assimilarsi al padrone.  Coloro che non sopravviveranno, stimati gli inutili della terra di cui liberarsi senza una remora.          Accadde nei Gulag nazional comunisti, nei Lager nazionalsocialisti sadicamente intitolati Arbeit macht frei- il lavoro rende liberi.  In quei pozzi neri del disonore, i più forti utilizzati per lavorare come bovi, i deboli stilizzati in materia gassosa, o portalampade, sapone, stivali, portafogli, e altra oggettistica. Dimenticavo, il primo che acese la candela da un paralume di pelle umana (la pregiatissima pelle bretone-vandeana) fu il delicato giacobino Saint Just, l’amichetto di Robespierre..
   Libertà Uguaglianza Fraternità (massonica)  il primo esperimento di eugenetica su scala industriale.

Passiamo ai nostri fatti Italiani: in aumento coloro che partecipano (involontariamente) alla soluzione finale auto-eliminandosi mediante il suicidio. E' di ieri la notizia del suicidio di un'anziana vittima dell'ennesimo "taglio al sangue montiano" Mi domando come abbiano dormito stanotte i signori dei flagelli, io ho faticato a prendere sonno!
Cadiamo in massa nella “tentazione della disperazione” (la più raffinata - oltre il corpo dannando l'anima), tentazione predisposta sapientemente dai governanti al soldo degli squadroni della morte o il Signoraggio bancario. Che prevede condurre al culmine della disperazione (artificialmente indotta da un debito inesistente) quanti più uomini e donne possibili, una disperazione economica che  tracima nella psiche e nello spirito della persona, sottoposta a una pressione così insopportabile da causare lo smarrimento della ragione, segnatamente la ragione di vivere. Eleggere il suicidio come la soluzione finale ai problemi insormontabili del vivere (alcunde persone si sono date fuoco) è tuttavia prodursi nell’atto più stupido inutile e criminale che uomo ragionevole possa compiere. L’atto dell’immolazione al “Malo” non è forse un atto di autelesionismo spirituale prima ancora che fisico?! Se la morte la soluzione finale, perché non coglierla nella difesa della vita in luogo dell’offesa! Morire con l'onore, la verità, la sfida (e la sfiga) negli occhi è miglior soluzione che morire nell’oscurità della disperazione. Oltre la vita, la carne il sangue, offrire l’onore alla stupidità umana, stimo migliore partito sopprimere la stupidità.
 Come si fa a sopprimere la stupidità? Accellerandone il moto, spingendola a sua volta verso il baratro, sollevandoci in massa al di sopra della legge, mediante la “rinuncia”. Non pagando le bollette, stando al buio, al freddo, in silenzio, senza lavorare, senza entrare in un supermercato in una macchina in una banca in un negozio per una trentina di giorni! Comodo riposante, divertente.

Ma "Essi" sanno che non accade, da sommi studiosi, conoscitori-manipolatori della psiche umana, ormai abili a prevedere e controllare le reazioni collettive con un margine di errore pari “quasi” allo zero. Il mondo in cui viviamo “oggi” non fa che confermarli, almeno nella direzione dello psico-controllo di massa “anche” favorito dall’esplosione tecnologica. Più che mai favorito dall'esperienza e dalla ripetizione.  Infatti per arrivare a conoscere quanto possibile la capacità reattiva di massa, si dovettero organizzare delle storiche prove generali. Affidate all’uomo del Nazional Socialismo, alla perla del Comunismo.  Utilizzati come la seconda prova generale di genocidio su scala industriale, dopo la Revolution.
   Ero bambina, in casa si parlava della Shoah un giorno sì un altro pure, i Francesi non avendo  saputo digerire l’invasione tedesca lungo due generazioni..in specie non avendo saputo digerire il loro peccato: mentre i Tedeschi organizzavano la guerra a Parigi si ballava il Charleston!  Bene, un giorno rivolsi al nonno una domanda: perché gli Ebrei non si sono ribellati, perché non si sono organizzati per difendere le loro vite, perché non hanno scelto di morire da eroi piuttosto che fare la fine del topo? Mio nonno rispose: perché non volevano crederci! Non vollero crederci fino a che fu troppo tardi per credere e reagire! Parimenti,  le ricche popolazioni della Ucraina avrebbero mai potuto credere che un certo Stalin le avrebbe ridotte a cibarsi dei loro propri figli? L’astuzia della stupidità, la somma astuzia del male: non essere visibile, non essere riconoscibile, non essere credibile. Mostrarsi alla fine del prologo, quando tolta la maschera possa ruggire la sua interpretazione a viso scoperto. Noi stessi iperteconologici abitanti del secondo millennio motteggiamo di catastrofisti, di complottisti coloro profeti della sciagura.
Noi, che diciamo di conoscere la storia, ci siamo mai domandati chi fosse, da dove venisse la maschera di morte chiamata  Hitler?
Chi era sotto  la maschera? 
Nessuno.
Parimenti Stalin, Hitler era una nullità, un infimo della terra.
   In due parole, un ragazzo che abitava a Vienna. La Vienna dove viveva e agiva un certo Guido von List, un erudito austriaco ossessionato dall’esoterismo pangermanico, un monomaniaco affannato a  provare che Vienna era stata la città santa dell’antichità…per farla breve (se ne volete sapere di più studiatevi la storia), le idee di List si diffusero in Germania tramite Alfred Schuler, il cui ambiente era Schwabing, il quartiere degli artisti di Monaco, ove Hitler trascorse gli anni precedenti la Grande Guerra, gli anni terminali della Belle Epoque. Mentre a Parigi si ballava il Can Can e il primo Jazz d’importazione, Hitler prendeva contatto con personaggi e sette di natura occulto-idealista, predicanti strane teorie ed illustranti convulsi presagi, che sconfinavano nel mondo del paranormale e che prevedevano l’avvento di una razza ariana (o ariano-rettiliana) superiore e dominatrice, trascinata da un suo illustre figlio e destinata a decidere i destini del mondo.    Il futuro Reich.
Pittore senza talento, studente senza talento, per giunta pigro (si prende l’unica sbornia d’una vita …“sobria”… quando chiude con gli studi), giovane uomo senza lavoro, precocemente fallito che mangia alla mensa dei poveri, dove trae l’ardire di identificarsi nell’uomo-dio destinato a decidere i destini del mondo se non dall’aiuto e l’illuminato consiglio di qualcun altro? Che lo osserva, lo studia e per certe “qualità” latenti (la naturale, violenta ottusità psicofisica sconfinante nel sadomasochismo propria a certa categoria di seduttori) lo pre-sceglie tra molti più intelligenti, culturalmente preparati. Perché è egli creta molle nelle mani di qualcuno che lo istruisce nelle segrete cose, segnatamente l’eso-satanismo “razionale”. Squilibrato, frustrato, arrabbiato è facilmente plagiabile. Il qualcuno gli insegna a pensare, a parlare, in specie lo istruisce nell'arte della seduzione delle masse. Tant’è la personalità passiva che è Hitler, oscura, perfino sottomessa, problematica nella direzione della potenza sessuale, probabilmente illibata fino a mezzo di sua vita, d'improvviso, dal nulla, erompe al sole della primavera pangermanica, esplode, si solleva carismatica, trascinatrice di folle!
Chi fino a pochi anni prima vive nell'oscurità dei vicoli Viennesi  può tanto, se mancante di una organizzazione alle spalle?
Nessuno! I nessuno sono i prescelti da Dio.
Bernadette, Giovanna d’Arco, Padre Pio, Teresa di Calcutta, i perfetti nessuno della terra.
Per analogia agiscono i nuovi dei, scelgono i perfetti nessuno.
Dio insegna tutto, perché oltre la persona non rubargli il copione?

Da copione, Nessuno ci governa! Non solo perché non eletto dal popolo, ma anche perché non visibile, pertanto non credibile. Il popolo riconosce qualcuno che conosce, sia pure  ignorante mascalzone scellerato, è pur sempre costui un riconoscibile, un eleggibile o rovesciabile. Ma io non riconosco come una mia eletta la signora Fornero. Pur è una eletta, abitante il governo-paradiso da lassù mi governa come un dio. Chi l’abbia eletta e soprattutto perché l’abbia eletta è lo sconosciuto, l’irriconoscibile! A chi risponde del suo operato colui che ha pre-scelto il non esistente governo tecnico? A Nessuno. Chi è eletto da Nessuno è nessuno, un eletto-non eletto destinato a diventare qualcuno in obbedienza alla chiamata di Dio. Come Hitler, come Santa Giovanna d’Arco.
Chi vuole intendere, intenda

 Il Woody Allen di Mezzanotte a Parigi con la sapienza del fuoriclasse, introduce la nostalgia delle quattro epoche trascorse scintillanti gaudenti e incoscienti della storia, immediatamente  precedenti le più terribili catastrofi: l’avant Revolution  quando si danza il Minuetto, la Belle Epoque del Can Can e dei massimi artisti dell’arte figurativa, cui seguirà la prima guerra mondiale. La Parigi folle, intellettuale e guadente del Charleston, dei massimi artisti della penna e del cinema, cui segue la seconda. Infine i giorni nostri.
 Cui segue?
 Il messagio di Woody Allen dimostra che il futuro, sia pure predisposto dal passato per essere prevedibile, è pienamente previdibile solo quando il singolo uomo dimentica di riconoscersi l’appartenente alla Storia, l’avente il diritto di cercarsi in essa. Di cercarla, di farla, di cambiarla.


                                       Scena tratta dal Film, Mezzanotte a Parigi, di Woody Allen


 Riadatto al caso uno tra i suoi celebri aforismi: i coreografi del NWO portano la calzamaglia così aderente che oltre al sesso possiamo riconoscerne la religione
Se possiamo vedere fino nel fondo dei circoncisi di Nessuno, possiamo a nostra volta prevederne le azioni. Se possiamo vederli, non siamo puramente i veduti i controllati i preveduti, siamo anche i vedenti imprevedibili.

E possiamo liberarci di Nessuno tirando un corale, tonante, splendente, scintillante: NO.


Isabella Consoli

domenica 1 aprile 2012

Dissertazione sulla fine del mondo


L'ARCHETIPO DELLA PALINGENESI

di Stefano Perni

RiformaMentis: Cassandra è consapevole che la profezia catastrofica non è finalizzata al riconoscimento della bontà della stessa, ma alla riflessione sulle cause che portano ad un inevitabile effetto, affinché l’evento non si ripeta ancora o ci si prepari adeguatamente. La falsa profezia ha invece, in sé, secondi fini o un’umana atavica paura che si manifesta in archetipi. 


S.P: I bambini, stimolati dai maedia, parlano della fine del mondo. In una scuola media, lo scorso anno, i ragazzini in classe sono giunti ad una conclusione riguardo la profezia di fine 2012: hanno dedotto che questa, facendo leva su istinti primordiali, è funzionale al consumismo; il pensiero di giorni difficili induce ad accumulare beni oppure, non avendo una prospettiva di futuro, a spendere ogni avere.

Sonia  P.: Il bisogno di rinnovo totale del mondo, a partire dal mito del diluvio universale  presente in molte culture, nasce dalla consapevolezza che l’uomo ha della sua imperfezione e del dualismo bene – male che contrassegna la sua esistenza. Le azioni che egli compie danneggiando sé stesso, i suoi simili e ciò che lo circonda, si stratificano e si sedimentano nel tempo, divengono ingestibili e difficili da metabolizzare, al punto che l’unica soluzione possibile rimane la palingenesi.
Lisa P.: Ogni tanto mi imbatto nel web e nella programmazione Sky su previsioni, profezie, analisi sulla correttezza delle date e interpretazioni, il tutto con toni da vera fine del mondo e questa cosa mi disturba come genitore: premesso che ovviamente non credo alla fine del mondo, penso comunque che ci siano da fare alcune considerazioni.
1. Se ci dovesse essere una fine del mondo a oggi conosciuto (che può voler dire involuzione tecnologica, guerra mondiale con dissesto ecologico, sconvolgimento radicale dal clima) comunque non si potrebbe prevedere (al massimo evitare in quelli che sono comportamenti umani tipo evitare di distruggerci con un bombardamento) e tante chiacchiere a vanvera non servono a niente.
2. Se non dovesse avvenire niente invece, quanta ansia è stata messa a persone ipersensibili e suggestionabili (e lo chiedo perché già mio figlio, solo a sentirne parlare dai suoi compagni di classe, ha voluto saper tutto sulla fine del mondo) tipo bambini, persone fragili, adepti di sette religiose suicide???
Ma non c'è davvero niente di più importante di cui parlare che le previsione (mal tradotte) dei Maya?


S.P.: Sulla questione che l’annuncio di certi eventi possa essere utilizzato come distrazione di massa, mi limito a dire che determinate notizie (Maya incluse) sono un bel potenziale nelle mani sbagliate, e che la paura è un ottimo veicolo di controllo. Se questo avvenga o meno lo lascio alla sensibilità del lettore.

Parlare di una previsione catastrofica naturale servirebbe solo se vi si potesse porre rimedio... o un tampone. Non mi sembra abbiamo la tecnologia né per l'uno né per l'altro. Sul primo punto dell’intervento di Lisa si pone però la questione su due tipologie di fine del mondo. Quella causata dall'uomo è certamente prevedibile e, solo teoricamente, rimediabile.

 Da tempo denuncio l’involuzione umana a dispetto dell'avanzare tecnologico. La metafora che più mi piace evocare è quella del bambino con la pistola carica in mano: è solo questione di tempo... In sostanza, lo sviluppo della mente umana non è al passo con gli strumenti tecnologici in suo possesso, ergo: ci vorrebbe un’evoluzione che scongiurasse l'involuzione. Ecco dunque rendersi necessaria la riforma della mente.

Visto che non abbiamo la necessaria maturità né le concrete possibilità di rimedio ad un evento quale un immediata catastrofe, sarebbe logico non trattarla affatto, andando mestamente verso il destino previsto dai Maya.
Ma dubito che i Maya si riferissero ad un evento causato dall’essere umano. Ho troppo rispetto di quella cultura per pensare che, la loro, potesse essere una così poco “scientifica” previsione di stampo antropocentrico (sempreché l’abbiano davvero fatta, questa previsione). Semmai potevano avere nozioni riguardanti un cambio di polarità del campo magnetico terrestre (che sembra, a detta di alcuni scienziati, imminente) o di questioni similari (moti millenari). Nel qual caso la causa esula dalla componente umana, e ci sarebbe veramente poco da fare.

 Se non dovesse avvenire nulla, cosa molto probabile nel corso del 2012, gli effetti sono quelli che Lisa descrive e riguardano precipuamente le persone più esposte. Del resto già ai precedenti passaggi di millennio (e non) abbiamo assistito a simile ansie... Sono energie psichiche gettate che, in alcuni casi, possono provocare effetti quali la perdita del controllo. Si tratta di previsioni, queste ultime, che ricorrono nella storia dell’uomo: il suo sentirsi in difetto, la consapevolezza dei suoi limiti, come ben esposto da Sonia, causa il bisogno di redenzione attraverso la distruzione "purificatrice", dalla quale emergono solo pochi eletti. In sostanza, ad essere schietti, sono previsioni dettate dalla pochezza dell’uomo, o, se volete, dalla sua manifesta immaturità. Dunque la stupidità, propriamente chiamata in causa nell'umano esercizio del male (molto spesso fine a se stesso), può ben essere estesa genericamente all'intera umanità rispetto al mancato sviluppo del suo intelletto.

L’imminente fine del mondo predicata, a suo tempo, da Yehoshua ben Yosef  (personaggio storico su cui si è strutturato il "mito" di Gesù) e da altri profeti suoi contemporanei, è stata una questione al centro dei primi emergenti gruppi cristiani. Questa e molte altre profezie, le svariate volte in cui il cinema ha “distrutto” New York ed il mondo in genere, sono solo alcuni degli esempi delle fallaci previsioni e sensi di colpa che manifestano la consapevolezza della precarietà dell’uomo e, al contempo, mettono in evidenza il suo egocentrismo. L’evento è spesso attribuito alla punizione divina e altrettanto spesso accompagnato dal bisogno di una guida al di fuori di lui che lo salvi o lo guidi lontano dai propri limiti.
  
In chiusura, farei una precisazione su cosa si intende per "mondo" quando si annuncia la sua dipartita: il pianeta terra avrà certamente fine per cause naturali, mentre l'essere umano ha buone probabilità di estinguersi prima (noi non siamo il mondo!) e questo, probabilmente, per sua mano. Certamente abbiamo causato l'estinzione di numerosi esseri viventi sul pianeta, e contribuiremo ancora ad eliminarne.  Nell’attesa che venga il suo turno,  il “bambino – uomo” deve temere solo se stesso…

 
Barbara T.: Diciamo la verità, siamo stati ingannati. Siamo come le popolazioni precolombiane che, vedendo arrivare degli stranieri sui vascelli, pensavano fossero gli Dei ritornati dalle alte sfere. Invece erano i conquistadores. Forse è questa la profezia dei Maya. ;-)