sabato 5 maggio 2012

CRONACA DI UN CHIAROSCURO 25 APRILE MILANESE


Considerazioni, impressioni e immagini sulla ricorrenza di un'alba democratica fallita

di Stefano Molinari




L'articolata introduzione del sottotitolo, "considerazioni, impressioni, immagini", era una formuletta introduttiva (talvolta conclusiva) per un certo tipo di temi che la mia professoressa di lettere delle medie assegnava: su un fatto di cronaca, o di storia, o su una lettura, o su una gita scolastica... Questo tipo di titolo era visceralmente odiato da noi ragazzi, tanto che alla dettatura di "Considerazioni..." si sentiva un velato mugugno. Cosa più che comprensibile: gli argomenti erano per lo più pallosi... e bisognava considerarli, e aggiungere le nostre impressioni, e per soprammercato fornire delle immagini. Ogni tanto chiedevamo alla professoressa cosa intendesse per immagini... e lei rispondeva che erano le visioni. Ma come si faceva a produrre delle visioni magari sul Congresso di Vienna? Mah!  (Faccio notare al lettore che il soprascritto ha da poco compiuto sessant'anni, quindi ha vissuto un'adolescenza ancora molto lontana dal furore immaginifico contemporaneo). Tuttavia, forse per la natura nostalgica del tema che mi sono assegnato, oggi ripenso con benevolenza a questa formuletta. E grazie al tanto tempo trascorso da quel tempo, non avrò problemi con le considerazioni e le impressioni... e meno ancora con le immagini, che ho in sovrabbondanza!

25 aprile 2012. Pranzetto familiare, preparato da mia madre, insegnante in pensione quasi novantenne. Difatti è nata nel 1922, proprio l'anno dell'ascesa al potere del fascismo. Questa coincidenza mi causò un curioso fraintendimento: proprio al tempo delle medie, avevo ereditato la sua scrivania di ragazza (un bel mobile in stile cinese, in legno laccato), e aprendo il cassetto destro sul bordo in alto c'era una scritta a penna, con una data, che adesso non ricordo precisamente ma che risaliva sicuramente al 1935: cioè "Scritto il ... (giorno) ... (mese) 1935 XIII". Chissà perché mia madre ebbe questo impulso di lasciare un ricordo indelebile di quel giorno? Cosa voleva dire XIII? Ah, certo: era l'età di mia madre, che nel 1935 aveva tredici anni. E questo mi diede un'impressione di superbia (ora direi di narcisismo), peraltro piuttosto probabile, e comunque comprensibile in un'adolescente... Solo un bel po' di tempo dopo, studiando la storia e notando che i documenti dell'Era Fascista erano contrassegnati dall'età del fascismo in numero romano, ho dovuto scusarmi idealmente con mia madre: il solenne numero XIII non era un vezzo autoreferenziale, ma era semplicemente una norma burocratica. E già allora intuii la congenita debolezza di un regime che a tredici anni dalla sua nascita induceva una fanciulla (e di una famiglia nemmeno allineata) a ricordare la nascita dello stesso in un appunto stravagante e senza scopo evidente, scritto sul bordo di un cassetto...

Mia madre è una donna decisamente in gamba per la sua età: guida ancora la sua rossa utilitaria, è abbonata a due stagioni alla Scala, a una stagione al Teatro Carcano, e a una serie di concerti al Conservatorio (e ci va da sola); si ostina a organizzare frequenti pranzi domenicali e per le ricorrenze a cui è affezionata: soprattutto Natale, Pasqua e il 25 aprile. In queste date è particolarmente in vena di ricordi. Così anche quest'anno, come sempre, ha rievocato il suo 25 aprile milanese, quello autentico, quello originale, quello del 1945, quando a una cert'ora tutte le campane di Milano si sono messe a suonare a festa...

Allora era una giovane musicista, da poco diplomata in pianoforte, cresciuta in una schiva famiglia antifascista: suo padre, piccolo e volitivo imprenditore anticlericale, di simpatie socialiste, era stato picchiato dai fascisti, per aver detto in una riunione di amici (si fa per dire...) quello che pensava del fascismo e di Mussolini... Mia madre, grazie a conoscenze di un suo maestro, riuscì a evitargli il confino, ma non la terribile angina pectoris che lo colpì pochi giorni dopo il pestaggio, e che gli rovinò il cuore per il resto della vita.

Ho notato che mia madre sente sempre più spesso il bisogno di ricordare il tempo della guerra, che è comunque stato il tempo più emozionante della sua vita. Naturalmente ripete all'infinito certi aneddoti, o certi intercalari che rimandano a quel tempo... Ma a me non dispiace, e non dispiace neppure ai nostri due nipoti, che si sono sorbiti per decine di volte il racconto del giorno in cui evitò per un soffio di finire in un rastrellamento dei nazisti in Galleria... e del tremendo Pippo, l'aereo che ossessionava la città con il suo volo snervante (raramente sganciava qualche bomba)... e del "riso cotto senza bollire" (commento alla critica o all'avanzo di un piatto)... della formidabile ricostruzione della Scala, distrutta dai bombardamenti e ripristinata undici mesi dopo la fine della guerra (mentre ci sono voluti quattro anni per la recente ristrutturazione! - polemizza sempre mia madre), con il concerto inaugurale diretto da Toscanini, rientrato dopo il lungo esilio antifascista (Toscanini aveva deciso di non dirigere più in Italia finché ci fosse stato il fascismo dopo una aver subito un'aggressione: ad un concerto commemorativo non aveva voluto eseguire Giovinezza e l'Inno reale e all'uscita era stato schiaffeggiato da una camicia nera), l'ultimo concerto scaligero del Maestro, dove lei c'era... del suono delle campane a guerra finita, che ricorda con commozione ad ogni concerto di campane...

C'era anche il giorno in cui, nel primo pomeriggio, in una Piazza del Duomo gremita fino all'inverosimile (a suo dire non ci sarebbe più potuto stare nemmeno un chicco di riso) quando, nel più assoluto silenzio, l'arcivescovo, il Cardinale Schuster, salì sul Duomo per liberare la Madonnina dal telo grigio in cui era stata avvolta per non essere riconoscibile dagli aerei. Il Cardinale tirò una fune e la Madonnina tornò a brillare "de lontan", secondo la celeberrima canzone di Giovanni Danzi, scritta in piena epoca fascista (guarda caso,  proprio nell'anno dell'appunto di mia madre sul cassetto), canzone campanilista, ma scritta con garbo, anzi come si dice qui a Milano, "col coeur in man":

O mia bella Madunina,
che te brillet de lontan,
tutta d'ora e picinina
ti te dominet Milan...

Ma sentiamola tutta dalla voce del suo stesso autore:



Quest'anno non avevo troppa voglia di andare alla manifestazione: un po' perché volevo riposare e poi scrivere, e un po' perché il tempo era incerto. Ma mi ha telefonato un'amica, Angela, in procinto ad andare in manifestazione insieme ad altri, e ha insistito: "Dài vieni... è importante in questo momento!". Allora ho preso la bicicletta e sono andato.

Pedalando riflettevo sulla polemica per l'uso delle parole della "Locomotiva" di Guccini per un manifesto filo-fascista (dedicato "ai ragazzi di Salò") affisso di recente, qualche giorno prima del 25 aprile, sui muri di Roma: "Gli eroi son tutti giovani e belli"...



Io durante la giovinezza non ero di sinistra, pur essendo sempre stato profondamente antifascista, e non ho un'eccessiva passione per la mitologia partigiana. Quindi posso giudicare una questione legata al 25 aprile "sine ira et studio", come direbbe Tacito: senza livore e partigianeria.

Non sono troppo d'accordo con il retorico romanticismo della frase. Non è vero che gli eroi sono tutti giovani e belli: l'eroismo può benissimo prescindere dalla giovinezza e dalla bellezza. Tuttavia l'eroismo dei giovani, disposti a morire precocemente per una causa, ha una pregnanza particolare, certo commovente. Comunque mi pare evidente la profondissima differenza - e quindi l'inconfondibilità - tra gli aspiranti eroi della milizia fascista e i rinomati eroi della resistenza. Penso che la congenita natura squadristica e retorica e illiberale del fascismo lo ponga in una posizione inesorabilmente antieroica (a dispetto delle sue enfatiche ambizioni). D'altra parte bisogna pure valutare l'intenzione di riconciliare le varie tendenze storiche e ideologiche di un popolo... Effettivamente i giovani che hanno combattuto per la Repubblica di Salò hanno rappresentato in qualche modo la continuazione di una parte d'Italia che ha guidato la nazione (con un contenutissimo dissenso) per un ventennio... Ma è anche vero che la Repubblica Italiana si fonda su principi assolutamente antitetici a quelli del fascismo (tanto da vietare la ricostituzione del partito fascista nella Costituzione - disposizione XII )... Insomma, come spiega energicamente Pietro Calamandrei in un formidabile discorso ( Discorso ai giovani tenuto alla Società Umanitaria, Milano, 26 gennaio 1955):

Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione.

Ovviamente si può e si deve riconoscere l'eroismo di un avversario, quando questo compie un atto assolutamente magnanimo e valoroso. Ma si può chiamare eroismo combattere e morire per una causa evidentemente becera, faziosa, tracotante, fanfarona, razzista, violenta, incentrata sul puerile culto di un "provvidenziale" condottiero "che ha sempre ragione", irrispettosa di ogni discussione e ostile a ogni dissenso? Penso di no. Certo che no. NO.

Tuttavia mi sono anche chiesto se una festa come quella del 25 aprile non sia la cartina di tornasole del nostro fallimento nazionale, della nostra cialtroneria politica. Festeggiare una data che rappresenta la "liberazione" da un regime osannato o per lo meno accettato per quasi venti anni (sic!) dalla maggioranza della popolazione, ottenuta grazie al contributo determinante di forze militari già nemiche, è oggettivamente imbarazzante. Certo che questo 25 aprile annunciava una nuova Costituzione e una nuova democrazia. Ma non è stato un evento totalmente nostro e popolare... E non è inverosimile la voce che sostiene che molte delle persone presenti allo scempio di piazza Loreto avessero ascoltato con delirante entusiasmo le roboanti parole che pochi anni prima annunciavano "l'ora segnata dal destino... l'ora delle decisioni irrevocabili"... (E non abbiamo forse visto, pochi decenni dopo, l'apparizione di un altro pacchiano e macchiettistico cavaliere, di un altro "faccio tutto io", con le mani sui fianchi e il petto in fuori, votato quasi per un altro ventennio dalla maggioranza?)

Meditando su tale endemica ambiguità del popolo italiano, che ha fatto il Rinascimento e poi si sceglie un quaquaracquà per capo quasi ad ogni generazione, arrivo nei pressi della manifestazione, all'altezza di via Palestro, e parcheggio la bicicletta e mi unisco al corteo ancora fermo... Bel corteo: vociferante e variopinto. Penso di fare qualche foto, con il telefonino (l'avessi avuto al tempo delle medie!)...

Però, quanta gente!

sia verso Porta Venezia:


sia verso il centro:


C'è anche della musica, essenzialmente percussiva:



e anche un po' di cultura: un ragazzo cita fisicamente queste parole di Primo Levi (tratte, come poi ho trovato in internet, dall'articolo dal titolo attualissimo "Un passato che credevamo non dovesse tornare più" - Corriere della Sera, 8 maggio 1974):



"Ogni tempo ha il suo fascismo.
A questo si arriva in molti modi: non
necessariamente col terrore dell'intimidazione
poliziesca, ma anche negando e distorcendo
l'informazione, inquinando la giustizia,
paralizzando la scuola. Diffondendo, in molti
modi sottili, la nostalgia per un mondo in cui
regnava sovrano l'ordine."

Questa sovranità  dell'ordine mi ricorda immediatamente una scena di "Pasqualino Settebellezze" di Lina Wertmüller, quella in cui Pasqualino, finito in un lager nazista, parla con l'anarchico che vagheggia l'avvento dell'uomo nuovo... "L'uomo nell'ordine..." azzarda Pasqualino... "No, affatto - replica l'anarchico - Guarda questi: loro sono ordinatissimi... L'uomo nel disordine!"...

Mi ricorda anche un intervento televisivo di molti anni fa di Rita Levi Montalcini (che quattro giorni dopo avrebbe festeggiato il suo CIII anniversario!), in cui la grande scienziata presentò il suo "Elogio dell'imperfezione" (Garzanti 1987), illustrandone il concetto fondamentale: il cervello dello scarafaggio è uno dei più perfetti conosciuti in natura, mentre quello dell'uomo è il più imperfetto....

Non vedo gli amici, e mando un messaggino ad Angela, come d'accordo. Mi risponde di essere già in piazza San Babila con gli altri... Tento di andarci a piedi, ma c'è troppa calca. Così riprendo la bicicletta e faccio il giro. Trovo gli amici e seguiamo il corteo. Appena entrato in corso Vittorio Emanuele, ripenso subito alla Madonnina oscurata, perché il Duomo (in perpetuo restauro) si mostra pieno di impalcature, anche (caso raro) nella guglia più altra, quella della Madonnina (dalla seguente foto si intuisce):



Ma eccoci al limite di piazza del Duomo:



Appena guardo il Duomo mi irrito: con la scusa delle impalcature era coperto di cartelloni con immagini pubblicitarie. Un vero trionfo di marketing... Peccato che Cristo dica: "non fate della casa di mio Padre un luogo di mercato" (Giovanni 2,16)! 







D'accordo: forse contribuiscono al restauro... Ma non c'era un modo meno spudorato? Deve essere proprio un ateo anticlericale a ricordare le buone maniere evangeliche? Non c'è verso: questo è paese superstizioso e clericale, e (quindi, direi) profondamente irreligioso.

Eccoci in centro della piazza del Duomo. Parla ancora l'ultimo oratore (da quel che ho capito, quest'anno gli interventi sono iniziati nel primo pomeriggio)... Grande striscione sugli ideali della Resistenza: 

ESSERE PARTIGIANI È STARE DALLA PARTE DI CHI LOTTA
CHI NON HA MEMORIA NON HA FUTURO - NESSUNO SPAZIO A FASCISTI E RAZZISTI 



Per finire, andiamo in prossimità dei portici settentrionali della piazza a vedere l'impressionante opera commemorativa dei morti sul lavoro, l'Installazione di Gianfranco Angelico Benvenuto "100 SOGNI MORTI SUL LAVORO": 



Opera in questo momento particolarmente pregnante, in quanto troppo facilmente collegabile alla progressiva decadenza del mondo del lavoro, su cui invece dovrebbe fondarsi, come recita il primissimo articolo della Costituzione, la Repubblica Italiana.



100 SOGNI
MORTI SUL LAVORO

Cento anonime tute vuote,
riempite solo di vento
che dà loro corpo in questo
composto cammino
senza i colori della speranza
di Pellizza da Volpedo.
Perché l'assenza di chi è morto
per il lavoro o perché lo ha perso
diventi la presenza 
più autentica e viva.
Perché almeno il silenzio
possa penetrare il muro
dell'indifferenza al dolore altrui.

Da scrittore pasolinianamente attento alla funzione veridica dei sogni ho particolarmente  apprezzato l'armonizzazione del concetto di sogno con quello di lavoro. E con questo mirabile corteo, fantasmatico, onirico e silente, chiudiamo il nostro 25 aprile. 



Gli amici hanno proposto di andare a bere qualcosa, ma ho declinato l'invito. Avevo fretta di tornare a casa, a lavorare alla trascrizione di un mio sogno... Faccio un'ultima foto della piazza:



Tornato a casa riguardo la bandiera che sventola sul terrazzo di casa mia:



e ripenso con deluso affetto alla nostra Costituzione, particolarmente all'articolo 12, l'ultimo dei principi fondamentali: 
"La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni."



venerdì 4 maggio 2012

Questa è una buona legge?

O lo strano caso Melania Rea in Parolisi
Isabella Consoli


Signori lettori, lo so che avete passato gli ultimi mesi ad ascoltare le notizie sul caso Melania Rea e sulla probabile colpevolezza del marito Salvatore Parolisi e che ora volete andare a riposare certi che il caso stia per chiudersi ai danni del colpevole, ma quello che ho da dirvi vi prenderà solo qualche minuto di lettura. 

Non mi piace Salvatore Parolisi non solo perché non lo ritengo una brava persona, a me Parolisi non piace perché lo ritengo una “Persona Mancata” 

Nessuno ha dunque fino a oggi saggiato il valore del binomio, di cui con evidenza lampante, Parolisi è un portatore vivo: una persona mancata. Per la quale cosa è innanzitutto necessario una buona volta riqualificare il “senso” di un’azione. Noi  parliatori a casaccio per lo più, sia pure fruitori di una lingua perfetta ormai de-moralizzata, demotivata, degenerata. Una persona mancata è puramente una persona che ha deciso di mancare del sé, di rinunciare alla propria persona interiore, il binomio libertà - vita.  Mantenuto in funzione lo scheletro della vita, il corpo fisico.
Ma non lo capite che Parolisi è deceduto prima di sua moglie Melania? In realtà durerete fatica a comprendere, ciò che io scrivente, e un Magistrato italiano, Paolo Ferraro stiamo provando a dire da mesi, Parolisi è un non morto, abita lo stato di mezzo che recentemente la chiesa ha provveduto destituire, il Limbo.   Ma non lo capite?
Chi siamo noi allora? Non-morti altrettanto se neppure afferriamo un lembo dell’evidente stato di annullamento della  coscienza del Parolisi. Non ci poniamo la domanda: come è possibile un uomo faccia quello che ha fatto Prolisi fino a quella fine.  Cerchiamo le parole-gossip, l’emozione dello scandalo, non cerchiamo il senso delle parole, il senso è quella cosa che viene prima del suo termine. Il termine si situa al termine di un’azione, prima viene il senso, infine la parola che lo determina.
Se volessimo semplicemente con una espressione più antiquata, chiamarci dissacratori, immorali, saremmo ancora lontani dal ritenerci qualificati con la parola. Invece non lo siamo, pare, a giudicare la pubblica crocifissione dello scandaloso marito fedifrago e mentitore incallito.
Siamo le due cose, il binomio: moralisti immorali, in uno stadio troppo avanzato perché possiamo comprendere di esserlo, lo stato di non vita in cui ci stiamo venendo a trovare, in massa.
Parolisi ci sta mostrando chi noi siamo. Senza giri di parole. Ma quale l’amarezza e la sofferenza di chi non sa di essere sradicato, di chi deve acconciarsi a fare ancora della sua nullità una fede, una meta, uno sdegno, perfino un martirio. Non siamo i martiri dell’Euro? E come piangiamo e denunciamo i nostri Signori Persecutori ladri e farabutti. Mentre dimentichiamo di difendere, sostenere, contenere le ragioni di  chi li denuncia dei farabutti con le prove in mano e il coraggio nello spirito. Eccoci all’improvviso degli  insensibili raggelati e induriti nel sapere che nel mondo le cose non vanno “a posto” da sole, al mondo le cose non vanno in modo razionale, (se io sono buono lo devono essere anche gli altri – prima o poi il bene vince.. come il bene fosse una entità viva al di fuori della coscienza, il bene fosse la persona-bene e non, al contrario, il bene della persona!
Le cose non vanno nel modo pietoso e giusto secondo l’umana misura. Lo sappiamo che il mondo è sdivinizzato immorale inumano, ma quando ne vogliamo sentirne parlare da mattina a sera non ne vogliamo prendere atto dalla sera alla mattina, vivendo nella notte dello spirito come gli scarafaggi vivono nell’umido dei tubi di scarico.
Siamo dequalificati perfino dell’aggettivo immorali.. ed è un peccato parchè assistere alla saga Parolisi sarebbe invero un atto dell’immoralità collettiva, quando la collettività fosse ancora vivamente immorale.
Il guaio è che la collettività è la moralista che contiene l’immoralità e la nullità, come tale ogni discorso è nullo, perfino la ricerca della verità.
Nous sommes tous des Paorolisi.

Ci stanno propinando l’affare Parolisi-Rea come una favola a tristo fine.. diciamola un’affabulazione sul cattivo marito, pari pari l’orco delle fiabe, o l’uomo nero di cui la favola ha bisogno per cacciare fuori una qualche morale della favola.
Ciò che infastidisce oltre modo è l’utilizzo volgare di questa architettura Parolisi, salita alla ribalta a dimostrarci dei mentecatti, la Verità in primo luogo. Tutti ingannati eccetto qualcuno? Io che scrivo, qualcun che mi legge, forse, dico forse, il dottor Meluzzi (ch’è antipatico ma non è cretino) infine il Magistrato Ferraro? E gli altri? Chessò, la famiglia Rea?


   Ritornando al mio j’accuse, dico a proposito del mal’omme Parolisi, l’abbiamo guardato negli occhi? Direi meglio abbiamo trovato qualcosa nei suoi occhi, oltre l’oceano di vuoto sconfinato? Qualche guizzo di intelligenza, un’onda anomala di dispiacere, una dentata da quello squalo che dicono sia.. Nulla! 

Non si condanna un uomo perchè ha l’abisso negli occhi, ma lo si mette in questione. All’inverso l’opera dei media mette in questione la vita che scorse davanti quegli occhi spenti (a trent’anni), mette in questione il gossip moglie-amante-trans ad onorare la brama di triangolazioni o a depistare la verità sommersa.. quella che domanda come sia possibile un giovane sposo e padre e impegnato sul fronte dell’espansione personale non rechi tracce di alcuna commozione o alcuna rabbia o alcuna reazione indignata a tanto fango mediatico gettatogli contro. Sono pur sempre affari suoi se ha portato nel suo letto tutto il portabile.. non lo fecero il beneamato Casanova, il mitico don Giovanni, l’ineffabile Sgarbi?
Alla gente piacciono i seduttori, altrochè, il seduttore per mestiere seduce.
Ma l’occhiata insulsa, stupida (o.. stupita) della vittima l’unica produzione di Parolisi, lo annuncia il NON-Seduttore, lo annuncia il Sedotto.. l’occhiata da cui dovremmo ripartire e la domanda, perché quest’uomo si dispone a incarnare l’idiota stupefatto? Una morale di vittima, nel fondo dello stupore potrebbe anche essersi sviluppata da un programma segreto, un crimine precedente;  tuttavia anche se ciò fosse riconosciuto in sede di psico-analisi, non sarebbe ancora materialmente risolto il problema dell’incoscienza del crimine. Infine se avesse ragione Parolisi a interpretarsi la vittima di una seduzione precedente, la vittima di qualcosa finito male? Se con Melania fosse caduto in una seduzione più grave,più vasta, più profonda? Ma se così,  Melania fu davvero l’innocente sacrificata, l’inconsapevole?


   Il solo dimostrabile motivo di questa riflessione è che stanno emergendo dei “fatti” che  possono aprire ragionevoli squarci di dubbio sulla colpevolezza “materiale” del processando per uxoricidio. Non azzardo giudicare una probabile colpevolezza intenzionale, avanzo il dubbio che egli non abbia ucciso la moglie di propria mano. Ora i magistrati istruttori dell’inchiesta ce la stanno mettendo tutta per dimostrarlo il solo e unico agente dell’omicidio di Melania - come si è tentato ai danni dell’innocente  Raniero Busco dell’affare Cesaroni, oggi, a Dio piacendo,  prosciolto da ogni colpevolezza. Come si dice la ricerca del capro espiatorio, sempre in analogia al processo contro Busco, nonostante la scarsità dei fatti e l’alto numeri di indizi i quali più che dare ragione agi inquirenti, non possa dare loto il torto. Non è tuttavia alla rovescia (per non avere torto) che si dimostra oltre ogni ragionevole dubbio che un tizio è un assassino. Sicché c'è da giurare s'impegneranno i giudici anche l’ultima ora del tempo libero per riversare all’attivo la causa a sfavore di Parolisi, il quale (dico io) merita ampia  punizione per tutto il male che ha seminato e raccolto. Come la maggioranza dei mariti di oggi, fedifraghi di professione. 

Nondimeno, mi divora il sospetto che i Signori Giudici Istruttori non parimenti si impegneranno a portare in chiaro talune nebulose, tal’altri segretucci gelosamente custoditi  dall’ambiente Militare che, per contro, qualcun’altro sta sbattendo sotto i riflettori del buon senso. Un qualcuno che risponde al nome: Paolo Ferraro.

Noi cittadini d’Italia potremmo felicemente disinteressarci della faccenda Parolisi-Rea, i crimini sono la competenza d’inquirenti e magistrati pagati per fare il loro mestiere, magari anche il loro dovere,qualche volta….
Infine, siamo in altre spire stritolati noi Italici e altrettanto sinistre, per doverci impegnare sul fronte del “piccolo detective”. Mi domando allora secondo quale logica, con media di “tre volte la settimana” la televisione disseppellisca gli affari del noir.
Per farla breve, assistiamo alla spettacolarizzazione del dolore collettivo e del male oltre che della scarsa igiene mentale di qualcuno, guidata dagli “esperti”. Come ho detto in vario modo: ritorna la Tragedia Greca. L’immancabile deja vu
Stupefacente, questo è certo. Non era forse stupefacente la Tragedia? Altrochè: una bi-tri-giorni (oggi si dice il week end) in full immertion orgiastica tra arte teatro dolore gioia piacere collettivi (una pandemia del piacere) affatto dissimile dai Rave di certi nostri ragazzi alternativi. Via, l’uomo è sempre lo stesso, nous sommes tous des assassins. Ma non è esattamente lo stesso il motivo dell’accanita ricerca dell’ipnosi tragico-stupefacente. Rave e Tragedia Greca sono le sacrosante ricerche del sogno, dell’alternativo al reale schifoso ed enigmatico in quale siamo costretti a sopravvivere. Sono, Rave da sballo e Tragedia, la ricerca di terapie alternative allo spleen esistenziale. L’universale depressione. Ma non sono la ricerca della morte cerebrale! Stimolanti come Sofocle non ne conosco, Euripide è più stupefacente di una presa di Cocaina. Peccato nessuno ormai lo legga, costrebbe meno e non farebbe ingrassare la mafia.
  Lo sapevano con perfezione i Colonnelli quando proibirono ai Greci  la lettura di Euripide, di Sofocle, come proibirono la minigonna, i Beatles e Socrate in difetto di omosessualità. Stranamente non misero al bando la tortura, i processi sommari, le intimidazioni ai testimoni, gli omicidi di stato, le espropriazioni indebite, infine la grande menzogna politico-economica.
Con evidenza la Tragedia, la minigonna, la filosofia sono armi di sitruzione di massa, al pari dell’eroina e la cocaina.
L’ipnosi mediatica che mira alla morte cerebrale stimata benemerita dal regime dei Colonnelli, lo è anche benemerita presso i "Sistemi Democratici" che duramente hanno condannato il regime dei Colonnelli, condannano i Narcos Colombiani, piangono  e si disperano ricordando gli olocausti degli omnifascismi, Comunismo compreso.
Piange e si mette in Alta Uniforme la Democrazia allor che si reca ai funerali dei magistrati eroicamente caduti per difenderla. In attesa di partecipare ai funerali dei giusti che ancora non si decidono a cadere.
Gettati i Democratici nella pandemia della “paura”, le collettive celluline grigie s’afflosciano intorno la morte dell’ultima donna per rinviare a giudizio il nuovo Olocausto in specie attivo nelle terre dell’Europa meridionale, intitolato alla bell’e meglio:
                                                Il Signoraggio rende liberi. 


   Secondo la recita: mal comune mezzo gaudio, assistere in diretta alla caccia grossa al colpevole secondo quell’altro detto: “la giustizia esiste ancora”, è un modo efficacissimo di esorcizzare la paura sacrosanta che invece la giustizia sulla terra non esista affatto. Che il sacrificio economico di massa altro non sia un modo alternativo di sopprimere le vite, le quali vite, la mia la vostra che leggete, non debbano mai ricevere giustizia del loro spargimento di Euro, fino all’ultimo versato pro la santa causa BCE! Alla lettera e fino all'ultima lettera: la Zeta.
Z, la lettera che invece introduce la parola Vita nella lingua di Socrate, Euripide, Eschilo, Sofocle, Panagulis Teodorakis, Costa-Gavras.. poeti scrittori e intellettuali azzittati, azzerati: Zi Zi Zi, vivi, vivi, vivi

Ma cosa c’entra la tirata su Z l'orgia del Signoraggio assassino, con l’orgia M..ediatica dell'assassinio Rea?  Niente e tutto. La fallace spettacolarizzazione dell’omicidio Rea è un esempio tra gli esempi del sistema di annullamento di massa.
Il caso Rea non è un caso comune, come stanno facendoci metabolizzare cosa comune nota e normale l’omicidio, segnatamente il femminicidio. Non è tuttavia un omicidio comune, come certamente non lo furono: la strage del Circeo, i delitti del mostro di Firenze, il delitto di via Poma, la strage delle dieci donne che insaguinò la Roma degli anni 80, il pasticciacio montato contro i Bambini delle nebbie e di Satana. Casi che avanzano secondo la tecnica del trompe l’oeuil. Lo furono le stragi di Stato, Fontana. Brescia, Ustica, Bologna
Se lo dicessi io sola, vi direi interrompete la lettura e andate a fare di meglio. Ma non lo dico io. Non lo diciamo in due o in tre. Lo dicono in troppi intellettuali. Infine lo ammette anche un magistrato, Paolo Ferraro e per averlo voluto dire si è visto recapitare l’accusa di insania mentale. Se ne infischia e continua a dirlo. Per continuare a dirlo si becca una ruota ben bene tagliata, hai visto mai per mandarlo in testa coda, secondo contrappasso all’accusa d’essere uno spostato di testa. Nonché spedirlo a miglior vita.
Prima di ascoltare le parole del PM Paolo Ferraro, riporto un episodio poco celebrato dalle cronache nazionali, men che meno dagli show mediatici di cui sopra. Salvo Sottile o Bruno Vespa difettano evidentemente di informazione quando passano sotto silenzio uno di quegli eposodi un po’ curiosi ove si parla di attentato ai danni di chi sta ficcando troppo il naso nel romanzetto Rea-Parolisi. E nelle faccende militari. In tale senso il magistrato Ferraro non è solo a ricevere gli omaggi di “qualcuno”


Bruciate le macchine private del gip del tribunale di Teramo Marina Tommolini e del maresciallo dei carabinieri, Spartaco De Cicco. "Roba da professionisti", ripetono gli investigatori. Non a caso le vittime sono due colonne della magistratura e delle forze dell'ordine teramane. Il maresciallo ha indagato su tutti gli omicidi avvenuti negli ultimi anni e su tutte le inchieste di droga. Il giudice è passata dal caso Enichem all'omicidio Fadani e si occuperà anche di Parolisi.
Marina Tommolini è il gip che si dovrà occupare del caso di Salvatore Parolisi, qualora il caporal maggiore indagato per l'omicidio della moglie Melania Rea dovesse arrivare in udienza preliminare.
  Dunque due colonne della magistratura e delle forze dell'ordine teramane le quali nonostante le indagini delicatissime svolte negli ultimi anni hanno continuato a lavorare indisturbati fino al giorno in cui prendono in visione il caso Parolisi. All’improvviso diventano le vittime di due attentati avvenuti l'uno a poca distanza dall'altro. Le sequenze del doppio attentato sono scritte nelle telefonate arrivate ai vigili del fuoco: la prima alle 5.14, quando in via Brescia le fiamme avvolgono l’Audi A4 del maresciallo De Cicco. L’auto è parcheggiata proprio sotto casa del sottufficiale, da anni in servizio al comando provinciale operativo. Qualche minuto dopo, alle 5.35, il fuoco rischiara via Colombo. Nel parcheggio interno alla palazzina in cui abita il giudice le fiamme divorano l’Audi A6 bianca del magistrato. Chi ha agito ha scavalcato il recinto di cemento e ha cosparso di benzina la vettura. E’ un attimo e il rogo divampa, visto che immediatamente prendono fuoco carrozzeria e pneumatici. Questione di secondi e i pompieri, arrivati in forza da Teramo, Nereto e Roseto, spengono le fiamme, ma le auto sono scheletri di ferro che si stagliano davanti alla gente che scende in strada a fianco del maresciallo e del giudice, i primi ad arrivare.
Una cosa è certa: non c'è nessuna coincidenza, nessuna casualità e nessun atto di vandalismo. Chi ha appiccato il fuoco ha voluto lasciare un messaggio.

   Ritorniamo al magistrato Ferraro. il giorno 4 Novembre 2011 si presenta davanti ai PM che indagano sul caso di Melania Rea. E’ stato lo stesso Ferraro a chiedere di essere ascoltato per riferire alcuni dettagli che potrebbero essere utili all’inchiesta. L’uomo è stato al centro di una contrapposizione con il Consiglio superiore della magistratura, che lo ha sospeso in via cautelativa dal servizio per quattro mesi per presunta infermità mentale. Ferraro ha indagato sulle presunte presenze sataniche all’interno delle caserme, partendo da quella romana della Cecchignola.
Il magistrato avrebbe detto di aver notato Melania Rea, o una donna molto simile, qualche tempo prima della sua scomparsa, negli uffici della procura di Roma.

Se quella donna era davvero Melania Rea cosa faceva a Roma in procura? Perché nessuno si è preoccupato di indagare? Perché nessuno ha intervistato la famiglia Rea sull’argomento, noto che la giovane donna non muoveva un passo senza riferirlo ai prossimi. La madre dichiara la Melania post-matrimonio una donna al segno impaurita che nemmeno durante il giorno usciva senza la scorta di qualche parente.. stranissimo caso..di chi aveva così tanta paura una ragazzona come Melania sposa di un soldato dell'Esercito?

Infine, a quindici giorni dal colloquio del Magistrato con i PM, il Gip e il carabiniere di Teramo subiscono l’attentato o quello che appare un chiaro messaggio intimidatorio.

Mi lascia oltremodo perplessa l’assoluto silenzio dei media di quella che dovrebbe essere una notizia bomba e mediaticamente attraente: ho visto una donna somigliante alla Rea in procura, a Roma. Mi lascia perplessa il manifesto disinteresse verso la parola di un magistrato, allora che salgono agli onori delle telecamere perfino le orazioni di Misseri davanti l’altarino di Sarah Scazzi, le sante lacrime della Franzoni, notoriamente un capolavoro di salute mentale. Mesi  di interviste alla famiglia Rea senza che una volta qualcuno abbia pensato di rivolgere la domanda “Siete al corrente di un viaggio di Melania nella capitale?”
E senza che la famiglia ne abbia fatto menzione.. la famiglia che sta difendendo tenacemente la figura di questa figlia.. preferendo dipingerla una sottomessa sciocca e asservita al marito, piuttosto che ammetterla una donna in probabile stato di anullamento da..qualcos’altro!

Non quadra, come non quadrò il silenzio calato massicciamente sopra la deposizione (scomparsa) dell’unica testimone oculare dell’affare di via Poma, la Signora Gabriella Pasquali Carlizzi, giornalista investigativa, la quale casualmente presente al civico 2 udì da una finestra uscire la voce di Simonetta Cesaroni che minacciava di chiamare il 113.. erano le ore 18, gli ultimi istanti della vita di Simonetta..le 18 che soltanto oggi a trent’anni dall’accaduto hanno gli esperti fissato come l’ora del delitto, allora che la Signora Carlizzi lo disse in tempo reale e tanto ancora disse su tre individui veduti confabulare con il portiere Vanacore nella deposizione di cui non rimane traccia e memoria..

Di che cosa si occupa, anzi si occupava prima di ricevere la scomunica il giudice Ferraro? Dell’ala del corvo massonico-satanista presente nel “corpo” militare, ai massimi vertici. Secondo Ferraro i grandi e medio capi della cosa militare possono essere in qualche modo degli appartenenti a una certa religione sommersa e sue pratiche.  Parolisi è un militare. Non dei massimi livelli, come dirlo mano d’opera bruta, pur sempre al corrente di quello che succede dentro il corpo. Egli un membro di quel corpo. E che membro! Potrebbero dire le sue amanti.
Sapeva forse la povera moglie di certo alloggiamento maritale in qualche congrega esoterico satanista, potrebbe trattarsi della setta satanico-razionale (I Setisti) fondata a Napoli in ambiente militare da un alto ufficiale dell'esercito Americano, nonchè noto manipolatore di cervelli, primieramente il suo stesso. Se lo sapeva e taceva Melania era la complice, se parlava era la morta. Il preciso dilemma Essere - Non Essere
  Il sospetto che in ambito militare le varie tecniche della manipolazione mentale siano promosse alla pratica, Ferraro trasforma in una prova concreta mentre conduce l'indagine sulla Cecchignola. La prova che tali psicometodologie vengano ampiamente praticate, offre giustizia e giustificazione del “metodo” di eliminazione della giovane Melania Rea. Coltellate al plurale (l’arma diletta ai riti del sacrificio umano) e tocco finale post mortem. Svastica disegnata e siringa conficcata in petto. Depistaggio evidente. Ma sufficiente a mostrare il delitto composto in due fasi diverse. La prima, l’eliminazione vera e propria, la seconda la messa in scena per tirare l’attenzione verso altro dalla verità. La quale messinscena non ha impressionato alcuno, tanto falsa è parsa a tutti a colpo d’occhio. E una messa in scena, la telefonata che ha permesso di individuare il corpo della donna. Opportunamente venuta giorni dopo, così lasciare il tempo a qualcuno di approntare l’artificio floppato.
  Ma se vero quanto ipotizzato dal Pm Ferraro, Parolisi è al corrente senza un dubbio della new age satanico esoterica da caserma, insomma diciamolo una buona volta: negli occhi ha scritto a chiare lettere che c’è caduto dentro come Achille nelle acque dell’immortalità, solo Achille venne tenuto per il tallone, Parolisi tenuto per le palle. Quest'ultimo se ne sta in carcere a non dirlo. A cercare di intrufolare nelle prove di accusa qualche minuto dubbio della sua non colpevolezza. E tanto basta. Cosciente il mancato uomo, la giustizia umana assai più benevola della giustizia dell’abisso!  Che non perdona chi sfugge alla sua rete.
La povera signora Rea sia defunta perché ne sapeva di troppo e di troppo ne aveva abbastanza? Sia morta secondo contrappasso, “troppo ne sai, nulla sarai”
Per contrappasso il giudice Ferraro che ci vede chiaro, come la povera prima signora Calamandrei, si trova a fare i conti con gli psichiatri. L’uno perché ha osato scoperchiare certa scomoda verità, l’altra per avere dichiarato un colpevole dei delitti del Mostro il marito farmacista di San Casciano val di Pesa. Altro che Pacciani!
Così Parolisi sta all’omicidio Rea come Pacciani stette alle stragi di Firenze.  Colpevole e innocente al tempo stesso.
Curiose coincidenze, tutti coloro che si accostano in qualche modo a talune satanopiste top secret o finiscono nella bara o fatti accomodare sulla poltrona del neuro-psichiatra.
A confermare il detto di Nietszche chi guarda l’abisso ne viene guardato.
In attesa di venire io stessa condotta di forza al Cim o nella Bara, lascio aperta la domanda delle domande: a quale scopo, secondo voi, nel mondo militare è in voga da un certo numero di anni  l’arte dell’annullamento della personalità? A quale fine stanno creando degli esseri “non vivi non morti”, o dei veri e propri cloni degli uomini?

Chi voglia cercare le prove audio dell’induzione forzata si prenda la cura di leggere  il link

http://paoloferrarocddgrandediscovery.blogspot.it


                   Al Magistrato Paolo Ferraro la stima la vicinanza e il plauso, Isabella Consoli

mercoledì 2 maggio 2012

MA NON C’E’ NIENTE DA RIDERE


Tratto dalle "Storie di Stasndardistan" di Isabella Consoli  http://riformamentis.blogspot.it/2012/04/quando-si-cade-fuori-della-campana.html?spref=fb

Anno 22° del Nuovo Ordine Mondiale. Lettera di una futura Dogmatica a una trapassata Democratica.


Bisogna riconoscere che ogni contratto sociale discese dal fantastico. Fino al Nuovo Ordine il real giardino terrestre non fu che la colonia dell’ideale e suoi incalcolabili crimini. Ora, nel rigore scientifico mediatore delle coscienze, gli incantamenti più non trovando luogo, le anime ricreate rinunciano di buon grado a riprodurli.
 Siate stabili per essere ricreatori ovunque affisso per Standardistan .. come dirci dottori.. forse che in Italia dottori, non l’eravate tutti? perciò, signori siamo detti di fronte l’ordine supremo:  mondi d’alterazioni.
In verità, le genti visionarie che dal far del giorno  al suo calare infestano gli uffici pubblici di lamentele e insensate dispute .. ora espongo il mio parere con molta cautela.. vengono ad alterarsi per riflesso.. il sistema dice per bisogno.. insomma si gettano feroci contro gli incaricati di risolvere le loro contese di dozzina, io stessa che le scrivo. Vittima di costoro dalle luci del mattino, m’è così ingrato salutare il sole, che gli darei la buonanotte tutto il giorno
Cose lasciate accadere solo nelle segreterie del Ministero del Giudizio della colonia Italia
Prima di ridere, signora, bisogna conoscere i fatti, non c’è da ridere, c’è da ammattire!
Mi lasci dire un'altra cosa e poi basta. Prendiamo in considerazione la nostra parola d’accesso alla ri-creazione, la Stabilità. Secondo la dogmatica Standardistana la stabilizzazione è il processo per cui l’uomo si riconosce materia nella materia opaca. Irriflessiva dei mutamenti incontrollabili d’arcane inquietudini e fantasie perverse. Prima della stabilizzazione si contemplava l’uomo origine e creditore della ricchezza.. poverello, erano tutte fissazioni. Per salvarlo dalla riflessione, venne il dogma del debito a riportarlo nella certezza del minuto..si sa..l’uomo non esprime il positivo dalle amplitudini degli spazi regi. L'immaginario e le sue rischio-ricchissime derivate sono state una incantevole possibilità, una scommessa perduta, pertanto non devono più riguardarci in alcun modo. L’uomo ha da esser nella media condizione.
La stazione virtuosa.
Non impallidisca signora morta.. va bene la memoria d’uomo cambia temperatura come il sentimento.. almeno da fredda riconosca senza meraviglia che vi contemplaste visionari quando eravate altro, non solo voi italici, ma anche milioni di altri già erano altro, ci pensi bene. La verità è questa, se l'uomo pre-stabilizzato di minuto in minuto è un altro, altrettanto il suo prodotto. Voi.. democratici in persona predicaste  l’alienaz.. che dico.. la liberazione dell’uomo dalla propria  Costituzione… spirituale e pubblica.. al solo scopo di restituirgli la felicità medioperfetta e stabile della graziosa età puerile.
Il disordine già.. rifletteva l'Ordine, la virtuosa condizione.
Stando così le cose, l’espressione della pace puramente dipendendo dal primato della Stasi sull’immaginazione, rimane inspiegabile dimostrare la ragione.. per cui.. ancora oggi le nostre segreterie affollate delle denuncie proteste e lamentele meno ragionevoli, raggiungano a mezzogiorno  il colmo della misura della crisi. Qualcuno osserverà scientificamente  gli umani producono calore, rispondo è vero, ma vi par ragione necessaria e sufficiente al marito che iersera non ha..compiuto le operazioni previste.. dalla statistica di coppia, esigo vengano tolti 2 punti di stabilità? Il bambino piange oltre il consentito è colpa di mia moglie che non lo sa calmare, la denuncio per 7 punti, mio figlio adolescente pensa troppo poco alle ragazze per colpa del professore di lettura e scrittura che l’affardella d’inquietudini sulla ricerca del sé, pretendo la rimozione per 9 punti di sovversione e la ristabilizzazione forzata del professore! Mi vien di etichettare un futile motivo la storia della nonna che ha spalmato la marmellata di ribes sgradita al nipotino il quale la denuncia al ministero del Debito come manipolatrice di contante al mercato nero del corrente. Di questo passo nessuno sarebbe più al sicuro..se queste non fossero che le storie d’ogni giorno composte delle petulanze e i brandelli di quelle viltà infantili, che nulla sanno riguardo la coscienza. Come dirle.. i riflessi prevedibili della pochezza umana! Nondimeno, perché debba spettare alle avanguardie ministeriali del Giudizio l’incombenza di scioglierle in buonumore, davvero non mi capacito! Roba da.. meglio star zitta. 

Or senta il caso avvenuto di fresco di due che litigando una mattina mi capitano davanti la tazzina del caffè, uno strillando come un pazzo, ti consegno alle forze dell’Equilibrio mentale, l’altro sibilando come una serpe, ti denuncio alle forze del Debito!
Deve sapere che nello Stupidist.. nelle Provincie di Standardistan, il Debito è onore che spetta ai giusti. Non venne la storia rifondata e alfin stabilizzata per Grazia e Virtù del Debito? Il debito è la mediana della salvezza.. vede, per farle un esempio comunissimo, la nuova giustizia prevede che il coniuge rimasto solo per vedovanza o abbandono, perda, con dolore, anche  il debito del coniuge reo di morte oppur del tradimento. Ma, dal momento che il debito è inestinguibile..spetta ai figli ereditare (alla maggiore età) il debito del genitore distratto o deceduto! Previsto da Statistica il mezzo efficace per mantenere la pubblica morale, custodire in buona salute i cittadini, preservare la monade-famiglia! Gli uomini sono sanamente uniti al centro del Debito…il quale viene cancellato con onore soltanto a fronte l’estinzione fiscale e biologica della casata, al completo. 
Questo il punto di convergenza della mia storia.. ma che ne sa di convergenza, lei defunta abitante delle democrazie variabili? Invece dei due litiganti davanti la tazzina del mio caffè.. che ne so.. a quale dei due assegnare la ragione, a quale la sragione? Se le simulassero? Potrebbe essere.. mah, la statistica non considera la variabile della simulazione della sragione..sotto la Campana uno è sano, se non lo è sta fuori. Se simula di esserlo, come si dice lo fa apposta, come faccio a dirlo insano? Quand’uno è sano ha la ragione..sia pur di non averla reciti.. ma straparlo.. a Standardistan non si prevedono i simulatori, esistono le simulazioni, spiego a lei che è morta.. utili a  elaborare le statisiche. Ma veniamo al fatto..
Da un mese alle otto del mattino entrano due uomini, uno anziano e uno giovane. Si chiamano padre e figlio, ma non so vedere la somiglianza, il padre brutto come la rabbia, occhi da rapace, la boccona storta, due sfregi nelle guance che ricordano i tagli del coltello, la testa di ferro pianatata a martellate sul busto secco, ritorto che a malapena si sorregge sulle gambe. Tira a ogni movimento un fiato umido ch’erutta tutt’in giro..si mesce al sudore.. gli scendono rivoletti acidi dalle guance cave, non mi faccia dir l’orrore. Parla e parla, non tace nemmeno quando schiuma - possiede un’illimitata riserva di saliva in bocca - parla e schiuma, afferra le carte brusco, parla e le getta sulla scrivania, “legga il certificato del mio secondo matrimonio, vede, vede? Se sono sposato con una non posso essere ancora sposato con l’altra, è ovvio non crede? Questo non le suggerisce che la prima è morta? Non me ne vado finché..” e riprende le sue carte, le ciancica, me le mette in mano.. parla e me le strappa, le raccoglie, le solleva, le scuote, le gonfia, le arrotola, le spiana, le rigetta sulla scrivania.. a ciclo continuo, “La  legga un po’ qui, ma dov’è che legge, ma dove la legge, ecco brava, legga, legga, legga in alto, che io vi denuncio attutti!”
Ora di questa volgarità naturalissima in lui, il figlio pare non avere ereditato cellula, così a modo, remissivo nei gesti, malinconico il fisico, l’occhiata flaccida dall’ovoidale grassottello. Le cellule vocali… quelle narrano l’acido paterno! Parla fino, sillabando sibili, per carità, ma non s’azzitta un batter di palpebra sugli occhi tondi! "È vi-va-è- vi-va- la-mam-ma", non lascia saettar due volte al minuto, indica il padre levando il dito, "la tiene sequestrata.. non sono mica scemo.. la nasconde l’impunito.. la fa passare per la serva dell’amica, la imbottisce di contreccitanti fuori della misura, comprati in gran segreto allo psicomercato nero dell’inquieto! Non-so-no-mica-sce-mo." Sventola le sue carte, "ho le prove che è viva, leg-ga-leg-ga, non li vede i pensierini, non sono queste delle prove?" E riprende fiato e carte, li sbatte in faccia al padre, il padre si ripara con le propre, volano mani fogli sibili sputi in un duello all’ultimo fiato e certe parole grosse…
E’ la mia seconda moglie, spruzza il vecchio dal tono feroce
Non è la tua signora la laida invadente, è.. è..  la svuota ansia, il tuo portabriciole!
Meglio di quell’acquasantiera di tua madre! Previsione Sacrificio Stabilità! Si fa il segno della croce..

  Così da mane a sera e oltre, l’altro giorno si vanno a nascondere nel bagno. Ritornano a porte chiuse, degli uffici voglio dire, insomma ricominciano dal principio la bagarre fino a che, prima di perdere cena e cervello, faccio appello alle forze della Stabilità, che li ramazza via a sirene spiegate! Non me li viene a riconsegnare il giorno appresso? Teneteveli, non li sopportiamo, parlano frenetici senza comunicare, ci stressano e gli altri prigionieri, non son previsti ordini per un caso come questo, non sappiam che fare!
Mi prende un singulto a pena divertito a udire la parola cancellata..incomunicabilità.. da chi provvede controllarne la cancellazione, poi..poi come sia a dire: teneteveli? Inventate qualcosa, m’esce spontaneo di bocca. “Come ha detto?” mi guarda l'Appuntato con certo far sospetto.. non ricorda che il cimento e l’invenzione son vietati dalla legge? Non spetta a noi pensare.. 
    Mi devo sostenere, cerco un appoggio mentre cammino a gambero in cerca di una fuga dal paradosso,  inciampo nella grande pianta alle mie spalle, una Kenzia di taglia colossale, per trattenermi afferro qualche foglia. Non mi crederà.. ingialliscono d’un colpo. Dico, tre foglie ingiallite! Statistica non prevede che una pianta sana e nutrita ingiallisca tre foglie in un colpo… è fuori da ogni previsione, una spiegazione migliore dell’instabilità non la posso dare, l’instabilità fa ingiallire le foglie delle piante!
  Le piante vanno lasciate in pace e gli animali che avvicinano alla quiete, come le mamme morte, povero orfanello, dico al riverso sulla poltrona sotto i pugni levati del padre, insano ti ho partotiro, scemo e insano... 
Tu non hai partorito, sibila l'orfanello, i figli nascono dalle mamme, quella che tieni sotto sequestro, la tiene sequestrata capisce signora… non me la vuole far vedere..ha paura .. lo so io che ha paura, non sono mica scemo, ha paura di venire arrestato dalla polizia del Debito!
Perché non gliela fa vedere? azzardo nell’intervallo della deglutizione
Ma perché l’è morta la sua madre.. l’è morta quando l’ho mandato a studiare fuori dipartimento, alla Scuola Normale di avviamento all’opera.. sa la Trinità quanto mi costa, e anch’io lo so.. ch’è fuori corso…
Sono il primo del Corso. 
Il primo Corso da tre anni! sibila il padre invelenendo il tono come l'animo..colorato al veleno? da che lo si ricava il color veleno? Il torto, la ragione, la sospensione? Strugge i lineamenti come i nove malanni, perfino della compassione verso uno sciocco è impietoso, quanto lo sciocco impietoso della ragione velenosa..
Naturalmente mi nasce il sospetto che la sragione sospenda la ragione, in questa atmosfera di colorita insicurezza anche la pianta ha ingiallito tre foglie, il volto del Maresciallo ha scelto i gialli rappresi nel verde limone, il gatto marrone riposa sul cuscino d'una tinta sospesa tra l'ocra e il pisello di cui sempre ha diffidato
Basta. Bisogna prendere la situazione al centro! Dunque, ricominciamo dalla povera.. ma come darle definizione? Cerco in me l’azione propria al punto medio tra Vita e Morte, locata a mezzo.. ve4diamo.. disperdere, sopravvivere, sottovivere, soggiacere, estinguere, vanire.. così cercando mi sorprendo compitare i verbi tenuti sovversivi al par delle variabili impreviste.. e pure  e pure.. site al mezzo.. al tempo stesso.. proiezioni inquietanti del fantastico..
Non è dato a me capire, sono un organo sano del sistema, l’organo sano non conosce il proprio scopo, avete voi sentito lamentare un organo sano? Si contenta di  fare il suo dovere, nel dovere è la salute.

   Vero è .. è… svanita, decido infine. Il Sistema Elettronico Centrale informa che le telecamere non ne diano notizie da tre anni. Dunque, in giro da tempo non si vede, ma la cifra-persona non è dichiarata estinta, i movimenti bancari sono colorati in giallo, cioè attivi.. ricevono lo stipendio mensile..mancando gli ordini supremi di sospensione.
Qui non se ne esce..
Si mesce in testa un sospetto che il padre o il figlio stiano sfruttando lo strano caso che è loro toccato, almeno uno è stato aiutato dalla presunta morta ad arricchirsi e ha aiutato l’altro a tirare avanti negli studi fino a.. leggo, 25 anni! Da non credere.. ancora, a venticinque anni ciondolar senz’arte né cifra né assegnazione del debito. Sappia, l’onore del debito spetta soltanto a chi lavora, non pagarlo è la necessaria privazione che spetta agli studiosi figli degli alloggiati ai vertici.
La Giustizia innanzi tutto macino a svantaggio del sospetto che m’inquieta.. certo, una complicità migliore quei due non se la potevano dare! Anche la Testa del Sistema informa che la signora c’è..e non c’è. Impressione d’impreciso, se tuttavia l’imprime il sistema che non sbaglia, non è previsto errore nel Sistema, allora.. la stabilità e la pazzia, la verità e la simulazione s’ingarbugliano in una sola..reale.. condizione!
Affermano con ciò un modo diverso di vedere dalla scienza. Impossibile! Nello Standardistan teniamo al pari di un non senso l’amicizia tra precisione e imprecisione.. realtà e visione, sto impazzendo… eppure qualcosa.. nel Sistema.. non funziona.. Oddio bestemmio, cosa dico O Dio.. siamo ovunque intercettabili..Il sistema è perfetto, Dio non esiste e io sono l’inetta. D’istinto getto lo sguardo al muro dove incisa la Monade trinitaria, Previsione, Sacrificio, Stabilità, la fisso così intensamente che mi sento la fissata, ebbra di vergogna chino gli occhi per nasconderla, mi ricompongo nella calma, mi liscio la sottana.. rimetto gli occhi alla parete, li mando a vagare lungo il muro per i ritratti appesi come non li avessi mai veduti, raramente guardiamo con diletto ciò che stabilmente accompagna i nostri giorni. Ora li scruto per calmarmi, perché al pensare il mio sospetto che nel Sistema qualcosa possa non funzionare mi sento ingiallire di inquietudine, arrossire d’incertezza, impallidire come il figlio strappato alla sua mamma…una grande paura di me stessa, di non saper che fare, chiedo consiglio a i ritratti. Così per un istinto. In fondo sono i Grandi Padri che hanno avviato Standardistan e la sua storia, dalla preistoria e i suoi uomini, i profeti che cambiarono il Corso del Denaro, i Liquidatori che accellerarono il moto dell’instabilità economica e smisurarono il debito dei popoli Europei con la geniale trovata del debito insanabile, stabilizzarono al Verde le masse e  i lor bilanci e le Costituzioni.. fino a consegnare milioni di Correnti alle Banche Madri, quelle Centrali. Ed esse, maternamente si presero cura dei superstiti.. i viventi a mezzo tra vita e morte.. che dico che dico.. eppure andò così..  li censirono, sollevarono amorevolmente,  guarirono le loro piaghe, dettero loro da mangiare, li liberarono dai demoni dell’instabilità, l’immaginazione, il furor del rischio. Straparlo, divago, torniamo ai fatti, non s’ha da parlare in maniera astratta, è detto l’astrazione fa male alla salute, un bene liberarcene. Si dice di quello che c’è, oggettivo qual è, l’astratto ingigantisce ogni sciocchezza, fa sembrare la minuzia affare di meditazione, il mondo lo conosciamo, fatto di di vermi, rettili e  persone ma tutti con i piedi saldati alla terra per causa della gravità che riattira la proiezione verso il basso e richiude la Campana.. sulle teste

   Gran testa di cavolo, mi sorprende il rantolo del padre avvinghiato al figlio, come il pugile all’avversario, fo di dividerli, mi getto nello scontro dell’è morta l’è viva, mi affanno tra il vero e non è vero, perché mi dico in questa rappresentazione insensata dei contrari, cader nel centro a me è toccato? Mi sento sbattuta da una parola all’altra come un pendolo, né  so riconoscere quale dei due sia il capace di intendere e quale di volere, ma certo, non sono una scienziata, gli scienziati capiscono le cose perché le sperimentano,  per tanto io che di Statistica non capisco nulla, la so buona e giusta e tanto basta, ecco…sono ignorante a ricomporre la questione.  Quelli non si stancano d'insultarsi, anch’io sono stanca, ma lasciare a mezzo.. non si può.

   Le guerre tra gli uomini nascono quando non esistono le ragioni. Degli uomini e della guerra. Nascono quando i sofismi stanno alla ragione della contesa come l’instabilità alla ragion dell’uomo, oh Dogmatica liberatrice. Se la mia inquietudine dipende da due ragioni irragionevoli che contendono per una ragione irragionevole, ha senso pensare al pari folli padre e figlio, parimenti simulatori, né penso una cattiva azione mandarli in rieducazione, come i colleghi avvedutamente consigliano
Ma..della sorte della signora moglie e madre, quale informativa di sua terminal vicenda immetto nell’Elaboratore centrale: è scomparsa, è morta? Non concedendosi l’Errore, l’Elaboratore non lo concede, guai a coloro che Hardiskan contraffare informazioni!
L’enorme prevalenza del Rischio in tal vicenda mi incontra impreparata, non conosco il rischio, lo tengo quale si tiene il primo nemico, come la legge impone e graziosa e attenta provvede a farci il vuoto.. che dico.. il semplice, il morbido, il medio intorno.
Che cosa accolgo oggi come il medio partito, che cosa devo fare, diventare estranea a me stessa e Rischiare? Io Decidere, io dividere il vero dal non vero, il sano dal non sano,  come dalla pula si divide il grano? Forse potrà anche darsi che ci veda chiaro, vien meno nondimeno la venerabile certezza, l’adamantino amabile che il senso a me conduce..nè so innalzarmi al di sopra del pensiero di cadere in errore, di male interpretare e disobbedire all’Elaboratore. Non esiste nel mio cuore una tale possibilità..dubitare..  Cerco il chiaro nel sudario notturno, come nei ritratti quando la polvere li vela. E i volti dimenticati..
Esiste verosimilmente nella curva la zona remota? Lontana, siderale.. ove la realtà si conclude nei.. dei .. suoi.. contrari, l’opposizioni colorite, innalzate al di sopra della media della quiete? Ma ridotta la facoltà dell’uomo, centro e al centro del reale, perduta la speranza di leggere i contrari, perché smarrita la quinta dimensione, in Medio Campana Stat Virtus, ovunque per Standardistan è reclamato… ma tirando il fiato e la somma del ragionamento  se così l’uomo che sta dentro..è.. è.. fuori del sentimento. È lo strumento dello strumento.. com’io sono. Battuta tra due voci.. vado sonando..sonata!
Idea curiosa e ingrata!
Mi prendon le fantasie insane (non lo dica a nessuno). Non lo dite a Stabilità. Quasi una fantasia, un esiguo tratto in salita o.. in precipizio sulla strada piana e grata e serena dell’obbedienza incondizionata.. mi riscuoto mi rivolgo al padre, nel tentativo estremo di strappargli il vero di bocca, lei afferma che sua moglie è morta da tre anni.. le sue ceneri, come si conviene, sparse nel cemento..mi faccia leggere.. nel cantiere di .. ma non si legge..ci son delle macchie sulla parola, mi faccia controllare nel sistema..come possibile non se ne trovi traccia?
Vede bene..la morte non è stata .. ehm.. ancora.. denunciata al Sistema Centrale! azzarda il padre
Lo vedo bene, ma lo sa che.. non si posson falsificare pensieri parole opere? E produrre omissioni?
Certo che si può, dal momento che l’ho fatto, 
Non si può fare perché non si deve fare
Si può fare quello che si vuole, è quel che non si vuole che non si deve fare
Sta..rovesciando i principi della previsione.. il principio principale consiste nel non mettere in discussione il principio principale! La Monade prevede l’obbedienza senza far domande e discussioni! L’uomo è sereno quando non ha dubbi, per questo le leggi vengono elaborate dalla statistica, per non turbare di chiaroscuri la mente umana, come la pianta e l’animale, un buon popolo deve stare alla luce
Perpetua!  Legge e luce me la fo da me, sbraita il padre impaziente
Oh, estasi della notte stellata.. chissà perché mi salta in mente
Tenendo all'oscuro la mamma per derubarla, conclude il figliolo
Potrebbe avere ragione il figlio quando dice il padre spregiatore della vita di sua moglie per trarne beneficio.. dunque il matto è il padre, ché non  si rende conto del rischio che corre a tenere nascosto al Sistema….ferma sulla parola mi rendo conto di avere di nuovo pronunciato la formula eretica. Il fattore rischio!  Ho di fronte  il  fattore..nelle sembianze di un torvo.. in Standardistan.. il rischiofattore è il diavolo. Qualcuno mi ascolti mi vien di gridare, aiuto c’è una variabile di rischio che mi tiene in ostaggio.. poi rallento il battito del cuore, mi sento mancare. Prima di svenire ho il tempo di sentirmi sorreggere dal rischio in persona e come mi serra e mi accarezza, come si permette?
Il figlio dice l’ha sempre in aria! La testa? Risponde macchè, quando affondo nel mare della tranquillità.
   L’enorme prevalenza del sonno sulla veglia, possiam anche dormire da svegli, impossibile il rovescio, la veglia nel sonno risponde al sogno, è noto si sogni anche ad occhi aperti, conferma quante volte al giorno l’uomo abbandoni la Terra e s’imbarchi per la Luna, lasciandosi alle spalle le inaccettabili controversie con il reale che nulla hanno a che fare con il sacro compito del vivere… ma quale sia non lo capisco. Le antiche scienze asserivano sinonimi o pressoché il vivere e il ricercare -  il vivere corrisponderebbe alla ricerca dell’essere -  comprovando puramente che il ricercator dell’essere s’affranga sulle scogliere del malessere. Le nuove scienze, pietosamente stabilizzando, dimostrano con successo il vivere la ricerca del benessere. Pertanto non arrivo a spiegarmi il mio rinvenire alla luce.. come il viaggio di ritorno dalla Luna e quanto avvilente l’atterraggio sulla terra sventolato il volto dai figlietti del giovanotto e infastidito dai colpetti sulle guance del padre. Su su su si riprenda.
Vede signora, ancora lunga sul tappeto mi riassale la voce insulsa, vede sui foglietti la lettera di mamma bella? La legge la legge la lettera della mamma? E la data, guardi la data, è dello scorso anno, quando quello lì dice che è già morta da due.
Ma che ne sa lei se non l’hai scritta tu, imbroglione. Io presento gli atti di matrimonio, tu delle parole battute da una tastiera..
  L’avete messa in sonno la donna, alzo d’impeto il corpo e la voce, come provate a instupidirmi! Mi coltivate in petto il sospetto e l’incertezza e… il divertimento, mi fate uscire dalla legge come le siete fuori! Fate lega, sì, siete una lega, una lega di..di ladri e imbroglioni! 
   Insegnano i rieducatori la santa pace è contagiosa, lo sia la guerra santa. A me rivolgo il dovere di capire sino in fondo il gioco.. lo ritengo grave e programmato solo..non ne ne afferro il verso  il senso e il lato
Se conviene a uno non giova all’altro.. ma codesti sono gli estremi del disegno, la Campana dice di guardare nel mezzo..  nel medio sta la comune convenienza... intuisco.. la lite confonde la mascalzonata di non avere denunciato la  morte della donna alla centrale per arricchire qualche annetto alle spalle del sistema.. e fare ammattire chi per liquidarli alfine, ci metta una pezza e così sia. Se invece sospesa la realtà sopra una ragione diversa, ulteriore al materiale, che so.. un maldestro tentativo di sabotare il sistema.. di confermarlo difettoso.. di ridar temperamento all’atonalità della tecnica e sfatare il nuovo mito dell’armonia senza contrari..
Mi ribello, quanto di sacro possiedo al mondo voi disperdete con i vostri complotti, non è un’azione più vile .. derubare due volte.. la morta della fiducia, la viva  della legge ..  per un pugno di libertà in più…che non vi seguirà nell’anonimato sociale dov’io signori vi sbatto e di carriera, già che altro non meritate!
Ma lo dico ridendo..mi si è acceso in petto, oscuro un focoso brillante mendace divertimento, forse mi dà forza di portare il dubbio. Senza paura del peccato di dubitar ridendo.. che commetto.. rigetto lo sguardo ancora nei ritratti appesi alla parete in cerca del buon consiglio, di nuovo scorro uno dopo l’altro, soffermo a lungo sugli eroici liquidatori dell’antico regime, i soli, un piede nell’antico e un nel nuovo, capaci d’interpretare la ricaduta nelle arcaiche devianze, l’inquietudine segnatamente e il divertimento offertomi dai due misteriosissimi personaggi .. che poca compassione hanno l’uno della stramberia dell’altro, non è divertente dir morta la propia moglie quand’è viva, non è buffo sospettare il padre del sequestro della propria mamma?
Ma quale compassione l’uno dell’astuzia dell’altro, mi sorprende il pensiero!
Caso pietosissimo il mio che non so risolvermi. E mi ritorna in mente un verso d’altri tempi, chissà dove letto, chissà dove scritto e da chi..
Dubita che le stelle siano fuoco,
Dubita che il sole si muova,
Dubita che la vita sia bugiarda,
Ma non dubitare d’essere le stelle. D’essere il sole, la vita, il dubbio, il vero e.. il non vero.

Rimango a bocca asciutta di me stessa. Non so ricordare, né intuire le ragioni che mi stringono a raccogliere un senso che non mi dovrebbe riguardare. Eppur mi sorge una curiosità inusitata che m’affolla idee, pensieri nella testa, ricordanze sentimenti, esubera..che dico.. ritemepera l’armonia nella scala senza gerarchie.. non credo venga dalla stravaganza di scoprire se la viva sia la morta o viceversa, ma il capriccio di sapere perché mi seduca recare danno alla serietà, gustandomi e tirando per il lungo una operazione della fantasia. La gente un tempo ne faceva scorta,  doveva essere utile in qualche modo se veniva tenuta in levar di considerazione, narrata scritta perfino ereditata.
La sovrabbondanza di idee e la vostra immaginazione, la rincorsa oltre la norma, il mal tollerare l'opinione del vicino è la ragione per la quale giungete così di rado, uomini, alla felicità, ovunque  per Standardistan è affisso, i sogni portano fuori la Mediana, dove è il pianto e lo stridor di denti.. Sudditi, la salute non proviene da chi la risolve nell’immaginario! La beatitudine abita nell’appartenenza a un ordine perfetto. Il certo è nel prefabbricato, certamente nell’unito, unitevi in un sol pensare.. parlate per ..detto e preconfezionato. Prédico affacciandomi a uno specchio, che mi predica per contro dal sorriso del divertimento.
Chi ride? 
La risposta del concreto potrebbe non essere la vera, ma quale la viva, quale la morta? E la sana, la visionaria, l’interprete, il copione. La virtuosa, la virtuale, la giusta, la blasfema. Lo schiavo lavorava oppresso dal sentimento di fare qualcosa di riflesso. Il Comico e il tragico. Se nulla di ciò che vedo a me intorno può esser gioia, mi sorprende di allegrezza ciò che al di là di me io scorgo, il..tragico. Che mi solleva vagamente, arditamente, mi riunisce, mi libera mi sperde. Mi confida..
Ridi del non ridere, piangi del non piangere, ma detesta chi non detesta, riconosci chi non conosci.
Son parole mie queste, dell'altra? Come non riaverle indietro?
Se qui con noi mi rimanessi? 


"Storie Di Standardistan" di Isabella Consoli