venerdì 8 giugno 2012

Il Sistema della Corruzione


Isabella Consoli


                                                       De Chirico. Solitudine del Guerriero

Ragioniamo il titolo, il sistema della corruzione, secondo filosofia. La gaia scienza. E’ da sapere che la filosofia si diverte.  Divertendosi diverte. I filosofi sono persone dotate di humor, quello buono o il buon umore. Basta essere spiritosi e ironici e il gioco è fatto, si è potenziali speculatori. D’idee. Oggi è di tendenza la speculazione. Perché non fare il Rating del buon tempo perso? Il filosofo che lo sa fare, al posto del soldo mette a vantaggio il tempo sprecato in chiacchiere. Come l’agente di Rating il denaro sprecato dai corrotti.
   Come il poeta, il filosofo ama l’eccesso, al contrario  dello psicologo alla moda che si conduce sobriamente. E’ così fisso nel suo tecnicismo che annoiando si annoia, lo direi in default di spirito. Del resto arginare la molteplicità della cifra umana nei termini della casistica, vuoi la coazione, la contestualità, il setting, l’acatasia.. risulta tediosamente ripetitivo, nonché spiacevole.

   Il filosofo è uno sperimentatore, anche delle parole. Le conosce nell’intimo e pari il musicista le mette a “sis-tema” con variazioni, le orchestra in gioia come il tempo della noia. Esagerandone del senso, come il poeta esagera del bello.  Non è di più affascinante e travolgente dell’eccesso. L’eccesso può divertire ma non sa annoiare. Induce alla riflessione.  L’attuale grande assente.

   Naufragare nel mare dell’informazione scritta impegna a disimparare a leggere, l’informazione orale disinforma l’ascolto. Mancando il secondo fattore del teorema, la risposta del lettore. La risposta pretende la fatica di elaborare la risposta. Quando le ricette sono precedentemente elaborate, perché sforzarsi di ri-elaborarle, perché elaborare la ragione e la cagione degli ingredienti? Chi ricerca l’estrema miseria o la ragione sufficiente di un avvenimento? Ad esclusione del vaso che casualmente cade in testa al passante  – anche questo frutto del caso ha una sua logica di partenza –  gli eventi per lo più sono i conduttori dei sommovimenti interiori della storia, i suoi umori e i suoi capricci, divengono le cose in obbedienza a una strategia che le precede, espressione di un effetto a catena, o una serie di operazioni umane che li precede e li conduce. Ma nessuno si cura di grattare l’apparenza e guardare la cifra della somma delle varie componenti di un evento, quella  sta scritta sotto la patina d’inchiostro. Pure gli Italiani sono dei buoni consumatori dei Gratta e Vinci!

   Non bisogna leggere per caso o per leggere, non bisogna ascoltare per ascoltare, ciò manifesta una iperbolica mancanza di senso critico, oltre che pratico, una vista miope, una intelligenza inabile. Pigra statica dormiente, affermando contestualmente tutta l’inutilità di essere andati a scuola. Semmai ci si è andati. Per un attacco di sfortuna autoimmune, aggiungo, la scuola degli ultimi 20 anni l’organo principe della ignorantizzazione di massa.
Il secondo l’informazione.
Badando prima alla scuola, essa conservò sé stessa per inversione, maestra di cerimonie ormai di un potere ineffabile: la Nullizazione, personale neologismo. Fa schifo, ma non più di Attenzionare, Esodare, Egregorare. Sono nel dubbio se raddoppiare la Zeta, voce dello sverbo NulliZZare. Penso di doverlo fare. ZZ vuol dire dormire, più del linguaggio potè il simbolo.
Bene, la scuola nullizza la persona. Affatto l’annulla. Annullare presuppone un’azione che agisce nella direzione dell’annullamento, opera con forza sul soggetto che intende mandare KO. Assai più efficace pratico e indolore annullare chi non può reagire. L’oggetto. Acciò è sufficiente una piccola cattiva azione, la breve rasoiata nel punto giusto dell’organo culturale:  ritagliare dalle lezioni della Storia e della Filosofia ma non soltanto, la Matematica, la Fisica, la Letteratura, la Storia dell’Arte il protocollo socratico: gnosce te ipsum. Che è poi il protocollo cristico: Conosciti, coglione. Prima di togliere la pagliuzza dall’occhio dell’amico sgombra il tuo della trave.
   Gli è tutto un programma hodesta frasetta: intende affatto accomodato al di fuori dell’uomo il fondamento della conoscenza, con le braccia conserte seduto sopra una nuvola nell’attesa di venire raggiunto. Dolorosamente il principio di tutte le cose se ne rimane in attesa dentro l’uomo. La conoscenza del quale dipende dalla coscienza del sé. Tolta la seconda, la prima si ammala di una patologia autoimmune, si elimina da sola, cessa di collaborare. Al portatore della coscienza estinta, la cara estinta,  non rimane che agire nella direzione della resa (al fuori del sé) del proprio pensiero, tanto quanto il portatore della sclerosi multipla agisce nella direzione della resa ai farmaci e le terapie che gli vengono dall’esterno, non sapendo via più gestirsi in  autonomia. Ciò vale demandare ad altro, secondo logica, l’operazione della conoscenza e della mobilità intellettuale, come nel caso della sclerosi la mobilità fisica. Bene, la cara estinta è stata nullizzata dagli estintori.
La scuola il principale estintore della società ai tempi della globalizzazione. Dell’intercettazione, dell’informazione, della bestializzazione. Amen.
A partire dalla scuola materna, Olga Rovere,severa maestra dei neo costumi, estinguete la coscienza della persona violentandola a destra a sinistra al centro.

   Sgarbi annuncia nel suo ultimo libro che l’Arte è contemporanea, vale a dire e giustamente la bellezza è l’oggi, sia pure datata 3000 anni. E’ stata, è,  sarà, come il Dio del Sinai. Il quale per vedere, Mosè si beccò un mal di occhi lungo 40 giorni. Illuminato come gli fu lo sguardo di una luce troppo forte. Senza il quale raggio coscienziale la Cappella Sistina si trasformò in una sequenza di fumetti, molto ben disegnati.  Cazzarola, bravo quel vignettista rinascimentale, come si chiama? Ah si, Michelangelo. Tipo strano, e, sentito con le mie orecchie dalla bocca di una graziosa deficiente oltreoceanica, "ma come sono grasse le sue anime". Tanto quanto la tua è inconsistente, dear.
   In Italia si mangia bene, si mangia tutto, fino all’ultima briciola di Travaglio e di Passera. Eros e Thanatos, sempre di moda.
Afferma la ventenne maestra di pensiero Saggitariano: il precipizio d’accidia (la pigrizia spirituale) costante ai giorni nostri dei mezzi veloci. Per sentire la fatica fisica e smaltire la pigrizia l’uomo frequenta le palestre, già che tra l’uomo e quello che gli sta oltre è l’offerta speciale  del mezzo veloce. Il bipede non sa ormai divenire senza un motore, nemmeno sa venire senza il Viagra. Non scrive senza il computer, non ha amici senza un video, non legge senza che l’informazione gli indichi cosa debba leggere, come lo si debba leggere, dove. Neppure defeca senza informazione, se Marco Travaglio o l’Annunziata o Chiesa sapessero in quanti gabinetti entrano quotidianamente e quanto stimolanti le loro informative! Sporgerebbero denuncia per inquinamento della verità. Il che tecnicamente è giusto, i signori citati e i loro amici non dicono le bugie.
   Paolo Barnard li chiama simpaticamente i parrocchiani della chiesa alternativa. Pure io li chiamo così, dicono dicono dicono per non dire un bel niente, ma lo dicono così bene! La Chiesa delle mezze verità è pari alla Chiesa delle verità negate.
Come nascondere una verità evidentissimamente da negare?
Controllandola.
Travestendola di rosso fuoco, bianco sperma e verde pisello. La gente guarderà solo i tre vistosissimi colori, la facciona ruby..conda e il pisello sempre al dritto del Cavaliere cantati ai quattro venti, ma distratta d’osservare in faccia il portatore.
Sotto il vestito tricolore: Niente.  La sobrietà Montiana, il pregiatissimo Niente rapace.

L’io odierno non conosce nulla e nessuno senza l’informazione. Infine non sopporta di non essere il centro delle cose. Io C’entro che vuol dire io sono AL centro, si può disapostrofare nell’Io Centro, io sono IL centro degli eventi. Vivo il tempo reale, che ahinoi non è il tempo culturale. Dice bene quell’Arlecchino intelligente Sgarbi servitor di due padroni, anche tre.
La cultura è l’oggi.
Invece tra l’uomo e l’evento avviene la ristrettezza.. della misura. Spazio-temporale. Come tale la ristrettezza della conoscenza. Il sintomo dei nostri giorni, l’ignoranza battuta al maglio della informazione. L’uomo occidentale è gravemente malato e non si conosce nella “fase terminale della conoscenza”. Ha smesso di “ricercare” l’antidoto. La ricerca pretende tempi lunghi esperimenti e  faticosi spostamenti, il ricercatore cammina a piedi, per fare uno psico-chilometro di conoscenza deve faticare.
Nietzsche scrive: sono ancora alla ricerca di un filosofo medico.
Dice bene e male: in terra siamo ancora alla ricerca di pazienti. Egli stesso sommo pensatore-profeta è un dottore della Chiesa filosofica, quella che dice pane al pane e vino al vino. Ciò perché il sommo filosofo dell’essere Nietzsche ha commesso degli errori, il più evidente sopravvalutare gli uomini, pensandoli alla ricerca di un medico! Ogni dottore è anche medico, come ogni medico è fecondo anche dell’errore, il medico risulta anche poeta, ogni poeta è narratore. Ogni narratore compone una feconda serie di sciocchezze, ma le dice così bene. Pochissimi se ne accorgono, perché in pochi leggiamo la narrativa, la poetica, la filosofia.
Infine il filosofo è il profeta. I profeti si sa al pari degli artisti  amano vivere pericolosamente, detestano l’informazione, pertanto commettono tutti lo stesso errore. Assegnare la ragione alle cose e pretendere che gli altri la capiscano
A dire come stanno le cose provvedono gli amatissimi comunicatori,
a dire il “come mai così stanno le cose” provvedono gli sciagurati pensatori.
Non conosco una specie umana più detestata e insultata. Irrisa e derisa.
 Così il filosofo oltre interpretarsi il poeta, il medico, il narratore, il profeta, interpreta pericolosamente l’inascoltato che finisce nei guai. Vive in guerra con i propri simili e con sé stesso, spedisce le sue parole in mari inesplorati e minacciosi, spesso facendo naufragio nei cuori dei predatori e i conquistatori dei vari regimi. Così accadde, e così accade. Ogni società rifiuta i suoi profeti. Nella dis-civilizzata società occidentale della globalizzazione del Niente, fortuna vuole che muoiano di morte lenta, non letti, ma nel proprio letto.

                                                            De Chirico: Solitudine del Poeta

Ogni società mal sopporta i suoi profeti perché mal sopporta che gli si dica come stanno le cose. Considera una perdita di tempo il ricercare la buona lettura del reale, indaffarata qual è a mentire a sé stessa e ricercare negli uomini-alibi più ottusi e prevaricatori, nei falsi profeti dell’infomazione più fantasiosi e mendaci il senso che sfugge di mano, che vive il tempo di un sole come la farfalla dipinta sul sesso della Donna.
Messaggio subliminale voluto e costoso: signori telespettatori l’uomo appartiene agli organi riproduttivi ormai velocizzati, perduta la centralità dello spirito dell’uomo. Un filosofo un po’ materialista, un certo Feuerbach che per filosofare in pace dovette sposare una donna molto ricca, bè il tipo levatosi una mattina lo stomaco particolarmente affamato coniò la frase
l’uomo è ciò che mangia.
Non poteva sapere, maschino,  che un giorno qualcuno più affamato di lui avrebbe coniato la frase: l’uomo è dove sta la farfalla.
L’uomo “accasato nella cosa”… accosato?  Cadde nella prigione dei sensi, giammai libero nel pensiero. Il suo luogo ormai il logo, un tempo il suo riposo nel cibo, oggi il suo riposo la macchina.  Travaglio, Santoro Grillo e inverse tendenze: Che pensino in nostro luogo, al suono pregevole delle migliaia di Euro. Che si portano a casa alla fine del mese. Mentre la massa sputa l’anima a mille euro.
Finalmente la conoscenza tese la mano verso ciò che le era dovuto, venne a signoreggiare e possedere  la terra e  gli uomini che la abitarono (Nietzsche)
Ma è questo il ritorno al futuro, per interpretarlo efficacemente avanziamo verso il principio. Anticipiamolo con questa frase di mio conio: la più grande sconfitta ha il pregio di togliere al perdente la responsabilità della vittoria.
“Il sistema della nullizzazione o estinzione”  provvede segnatamente a sovvertire la frase. Provando ad applcare la proprietà distributiva: la più grande vittoria ha il pregio di togliere al perdente la responsabilità della sconfitta. La vittoria Montiana,un esempio per tutti.
Mica è colpa nostra se quel galantuomo di Napolitano ce lo ha imposto a furor di popolo e relativa messa in saccoccia.
Stappate lo Champagne peninsulari, abbiamo cacciato il tiranno.
Tempora bona veniant. Li annuncia a fine 2011 il sobrio bocconiano dai suoi aliti cattivi, che puzzano Trilaterale dalla bocca e Bilderberg dal culo, sfiati perigliosi, poterono impestare dove non batte il sole. Le tasche degli italiani dove non batte un ghello? Macchè!
I cervelli, mi dia retta, dove non si batte un chiodo. Ma batte la pioggia d’oro dell’informazione a ciclo continuo, (abbiamo infine formulato il moto perpetuo). La quale prima ti invita e dire: viva Monti e dopo ti dice vai al mare. Che è meglio, anzi vai in un mare di guai, te, tu moje e la vil prole. Tanto che ti frega: il mare è inquinato, lo sono i fiumi, lo sono i terreni, lo sono le arie mefitiche, lo sono le scuole, le televisioni, la radio, Internet, facebook, Twitter e l’anima de l’i mortacci. Non lo sai che con una certa probabilità il terremoto dell’Emilia è il frutto dell’Italiaca sregolatezza?
Trivella oggi trivella domani, disbosca, taglia, smantella, inquina, infila ogni sorta di porcherie dentro il grembo di madre terra, alla maniera di Berlusconi, l’infilatore piduista di professione e tutti i verbi collaterali, il trivellatore delle coscienze, il disboscatore dello spirito, il tagliatore della morale, l’inquinatore dell’informazione, l’infilatore di ogni sorta di porcherie nei patri cervelli, l’Italico genio nel cavaliere trovò il suo riposo. E il nostro, eterno. Amen.
Ma dove t’involi Italico genio?
Nel sistema della corruzione. Quella vera, dello spirito.
   Frequentavo il quinto ginnasio, il tempo delle maledette traduzioni alla lavagna dall’Italiano al Latino. Traduca in lingua latina  signorina: La peggiore delle corruzioni è la corruzione dei migliori. Corruptio optimi pessima. 
  Stupendamente sintetica la Lingua Latina: tra optimi e pessima piazza l’azione nuda e cruda: la corruptio. I latini che non avevano tempo da perdere nè si pascevano delle migliaia di parole che dicono tutto per non dire nulla, sparavano il verbo appropriato nel posto che gli spettava. Noi tra l’ottimo e il pessimo mettiamo le liste brodose dei processi di Berlusconi che sappiamo con perfezione finiranno in un nulla di pagato. Le nostra approssimate conoscenze riguardo la Massoneria più che liquidabile in tre parole.
Associazione a delinquere finalizzata a strappare il sacro dalle coscienze.
Punto, senza ulteriori chiacchiere labirintiche.
Rimane la domanda, al posto del sacro che ci mettono i massoncelli belli? IL VUOTO. Of course, l’inverso del sacro è l’assenza del sacro.
L’assenza del sacro è la perdita della radice spirituale.
La perdita della radice spirituale è la perdita dell’identità spirituale.
La perdita dell’identità è la perdita dell’Io.
Tolto l’IO dall’io, che rimane secondo voi?  Il non io. La negazione di me.
  Per finire ragionando: la frasetta latina dove voglia andare a parare è presto detto. L’ottimo e il pessimo, simbolicamente rappresentano i due elementi dell’uomo: lo Spirituale, la testa-coscienza o la capacità erotica. L’amore, l’ottimo. Il Biololgico-animale, il sesso. Il pessimo. Non già perché sia di per sé cattiva la materia, nondimento la materia mancando lo spirito è materia bruta, pessima. Capace soltanto di riprodursi per azione seriale,  pessima. La frase annuncia quindi il rovesciamento dell’uomo: da soggetto penetrante a oggetto penetrabile. Quando corrotto l’ottimo, il sacro, l’ascesa alle cose dello spirito, non si può che precipitare in Italia.
Nel tuo petto, Italico, sono le stelle del tuo destino.  Detta da  Jung con una sostanziale correzione personale, Gustavo ha detto uomo, io dico italico).
Uomo e Italico stanno come i fattori della frase latina con il verbo nel mezzo. Ottimo e pessimo.
Se le stelle riguardano l’italico, sono le 5 Stelle del comico che ha smesso di farsi pagare (brillantissima osservazione di qualcuno) sperando che non la faccia pagare a tutti e in un colpo solo, a gioco giocati. Rien ne va plus.
Seguirlo e votarlo, più che una girata di roulette da casinò, mi pare una giratina di quella russa.                Pistola alla tempia: Italiani preferite Monti o Grillo?
Almeno Grillo ce fa ride.


Vi piazzo in coda alcuni discorsi intelligenti di Paolo Barnard. Sono i discorsi che faccio anch'io, e potrei farvi da scrittore. Tuttavia, dal momento che ci pensa Paolo a farli, perchè dovrei rifarli? Tanto vale ascoltare i suoi. Le persone intelligenti non temono i confronti con gli intelligenti, al contrario li invocano. Due uomini intelligenti sono meglio di uno, ma due discorsi intelligenti sono lo stesso discorso. Tanto vale lasciarli alla loro Unicità. Nonostante la molteplicità delle intelligenze che li sanno concepire. 
La verità è una, non conosco di più singolare della Verità. 

domenica 3 giugno 2012

Scatti interiori di un sogno

(il sogno di Stefano)

di Stefano Perni


Il mio non più giovane barbiere (Tonino), mi raccontava di come, un tempo, un matrimonio fosse l'occasione per mangiare qualcosa: al suo paese in Abruzzo (Lanciano) c'era un tizio che usava intrufolarsi tra gli invitati a questo scopo... "Tu non puoi sapere, magari tuo padre", mi ha detto mentre sforbiciava col mestiere di una vita...: "oggi si è abituati a mangiare tutti i giorni...". 
Ho pensato che un tempo c'erano senz'altro più difficoltà: ma ascoltando chi proviene da quel passato (o almeno ascoltandone alcuni) si avverte autenticità e possesso del valore e del senso delle cose... Questa odierna società, invece, con il suo  benessere, ci ha drogato fino a stordirci... fino a toglierci la realtà dagli occhi, fino a confondere il bene ed il male, il senso del sacro... Siamo ridotti all'inerzia e al conformismo e spesso imbocchiamo una strada che percorriamo allo sbando, in direzione dell'infelicità... Una strada che non vogliamo nemmeno più abbandonare, perché ci sembra ci sia rimasta solo quella.

Ho desiderato fuggire di fronte al pensiero di questo presente, per calarmi in un sogno... e non so se mi sia addormentato proprio su quella vecchia poltrona di un non più giovane barbiere...


 Uno scatto è lo sguardo interiore di un uomo che racconta un mondo fuori ed uno dentro di lui...







Purezza in fiore
(Cerveteri - RM)





















Affettuosità 
(Cerveteri - RM)




















Il mio Amore al balcone 
(Cerveteri - RM)



















Progetto di vita
(Cerveteri - RM)






















La mia attesa
(Cerveteri - RM)





















Riso al dente
(Cerveteri - RM)

 

















Poesia sul vestito
(Cerveteri - RM)



















Ritocco onirico
(Cerveteri - RM)









 









black and white (ubi tu Gaius, ibi ego Gaia)
(Cerveteri - RM)






















La gentilezza della bestia
(Tragliata - RM)
 


















Pensieri perduti
(Tragliata - RM)


















Nel mezzo di un sogno
(Tragliata - RM)



















Vivacità in giardino
(Tragliata - RM)




















Turbamento
(Tragliata - RM)




















Avatar
(Tragliata - RM)


















Il signore e la signora
(Tragliata - RM)
 















Resti di vita
(Tragliata - RM)



















Bambino in attesa
(Tragliata - RM)

















Sorso di vita
(Tragliata - RM)



















Boccioli di cuore
(Tragliata - RM)

















 Lascito di una sposa
(Tragliata - RM)




















Il sogno di Stefano
(Tragliata - RM)








...e non so se stia ancora sognando (nel caso, non fate rumore...)

mercoledì 30 maggio 2012

J'ACCUSE

Il caso della scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio
Isabella Consoli


Che dramma struggente e che superbi personaggi.
Davanti le narrazioni di questi bambini,  di una bellezza così tragica, che la vicenda umana ci porta,  il mio cuore di scrittore sussulta di un’ammirazione appassionata. Nulla conosce di più alta solennità!
La mia intenzione non è di riaprire il “caso” Rignano Flaminio, è piangerne la chiusura, la sentenza di primo grado: tutti assolti.
La sentenza che ha strappato il sonno al giudice. D’allora non dormo più, ha confessato a La Repubblica. E bene gliene venga, bene ci venga, abbiamo in Italia un giudice che si conserva umano, dotato di ragione e sentimento, non ultimo l’onestà.
Le circostanze mi hanno permesso di visionare fino dal suo nascere la vicenda dell'Olga-Rovere e formulare un’opinione personale. Ma i personaggi, i bambini, le famiglie una due tre volte offesi e schiacciati dalla macchina della Giustizia appartengono all’umanità, appartengono a noi che leggiamo, a me che sono un passante. Quando i cavilli giudiziari, i verbali e il materiale tutto del processo “a porte chiuse” sono rimasti segreti, i bambini rimangono i nostri bambini, sacri come siamo sacri.
I figli degli uomini sono sacri, il sacro appartiene agli uomini, a me, uomo della strada e della penna!
Ho voluto avviare il mio intervento dalle parole di Emile Zola. Dal suo j’Accuse, che è  il mio j’accuse
Quel drame poignant
Puisqu’ils ont osé, j’oserai aussi, moi. La vérité, je la dirai, car j’ai promis de la dire, si la justice, régulièrement saisie, ne la faisait pas, pleine et entière. Mon devoir est de parler, je ne veux pas être complice. Mes nuits seraient hantées par le spectre de l’innocent qui expie là-bas, dans la plus affreuse des tortures, un crime qu’il n’a pas commis.

Se altri hanno osato, io oso. Dico la verità che ho promesso di dire. Quando la giustizia invariabilmente ricattata non lo sa fare, pienamente e doverosamente. Parlare è il mio dovere, non voglio essere un complice. Le mie notti sarebbero popolate dello spettro dell'innocente che espia là, ov'è la peggiore delle sevizie, un crimine che non ha commesso

Introducono la difesa di un ufficiale ebreo ingiustamente degradato e condannato alla deportazione a vita nell’Isola del Diavolo da un’opinione pubblica travolta da un’ondata di antisemitismo!

Ed è volontariamente che mi espongo. Quanto alle persone che accuso, non le conosco, non le ho mai viste, e non nutro contro di esse né rancore né odio. Per me sono soltanto entità e spiriti di malvagità sociale. E l’atto che compio oggi non è che un mezzo rivoluzionario per sollecitare l’esplosione della verità e della giustizia. Non ho che una passione, quella della chiarezza, in nome dell’umanità che ha tanto sofferto e che ha diritto ad essere felice

Sono le mie parole.

J'accuse, che introduce il potente intervento di Zola, l'indimenticabile grido d'amore per una democrazia in pericolo, è il mio.
J'accuse

Emile non si offenda se lo raccolgo e lo traduco nella vicenda che ne turberebbe lo spirito di scrittore e di uomo che la miseria desolante sollevò agli onori dell'arte, il suo uno sguardo capace di discendere a una a una le scale del sociale fino nel ventre di Parigi e riportare alla luce la sporcizia dei fondi, la rapacità dell’assenzio, l'alienazione morale e comportamentale inscritta ab aeterno nella miseria, nell’ingiustizia, nell'abbandono. Quando Proust sacrificava il suo genio all’alta società dei salotti dove il tempo immobile, da sempre incurante della vita del sottosuolo, Zola scendeva all’inferno, di tra gli avanzi della vita, gli scarti della Giustizia che condannava un innocente alla deportazione a vita nell’isola del diavolo, solo perchè un sal juif. Uno sporco ebreo, come tale sacrificabile.
Ignaro che di là a un secolo l’Europa, segnatamente l’Italia, avrebbero rubato il primato all’isola.
                                     La penisola del diavolo ch'è oggi l’Italia.


Zola mi incoraggia ad affrontare la battaglia a “Carte scoperte” in nome della verità. Almeno la verità. Posto che nel reale  i bambini, le loro famiglie e noi stessi che leggiamo, siamo offesi a morte dalla sentenza iniqua che liquida all’innocenza i colpevoli e alla libertà, quel feroce manipolo di maestre invasate. E loro complici. La nostra salvezza di uomini e donne è saperci convocati dalle leggi non scritte, le leggi del sacro, a proclamare il nostro non serviam, quali ne siano le conseguenze. Zola ne dovette pagare assai. Io pagherò le mie! Ognuno pagherà le sue, mai pagare il conto dell’indifferenza. Del cinismo. O come si diceva in anni ancor vivi che paion remoti, il qualunquismo
Non servire l’indifferenza.
Non adorare il vano.
E’ vero, quando l’inutile è teorizzato l’utile rincorrerlo cessa di essere inutile. E d’inutile, gli angeli sterminatori, Berlusconi alla testa, studiarono arricchire le masse progettate con bell’agio a loro immagine. Vezzeggiate del superfluo vivono oggi desolate le menti, pura esperienza dell’esserci la materia rapace. Severi, gli angeli della  politica le rimandano oggi ai bisogni primari insazie del vano, quando forzandole all’autismo schizoide della sopravvivenza, quando lanciandole all’inseguimento maniacale della “roba” che non conosce il riposo, trionfanti l’Indispensabile e l’Inutile, i custodi carcerieri il tracciato dello spirito dove germoglia l’anelito al senso.
Che la chiacchiera tardodemocratica, prodromo di una futura tirannia non può, non deve ridurre alla cifra del tre per cento.
In altre parole, o in parole povere, dico che ci stanno rincoglionendo ben bene. Ci sterilizzano l’interiore stringendolo a rincorrere i 30 euro che al supermercato comprano poco oltre il nulla! A piangere i mille euro mensili che non bastano nemmeno per le bollette! Non conosciamo ormai il valore delle cose, ma il loro prezzo.
   Contestualmente l’induzione alla rincorsa sfrenata dell’inutile griffato, del cellulare d’ultima generazione, la televisione, la Rete in ogni stanza, gli armadi pieni di stracci inutili, culi e tette tanto rifatti a peso d’oro quanto in offerta speciale al migliore acquirente. Signori, al mercato degli schiavi nessuno trova la forza di piangere l’ingiustizia, la crudeltà, l’insensatezza, a che servirebbe protestare quando in persona ci siamo messi in catene? Il cuore dello schiavo è un cuore che non c’è, ha perduto i connotati del soggetto, ormai l’aspetto dell’oggetto inanimato, disanimato!                                        
                               L’oggetto non aspetta più niente, meno di tutto la libertà.
  Siamo ancora dei soggetti, più o meno uomini e donne della catastrofe? Soggetti al sentimento, chissà  mai un ripescaggio nei fondi neri del senso che ci hanno tolto, il sentimento, l’onore e la pietà. Il valore della vita, la grazia che riduciamo alla cifra. Infine il cervello e quelle palle del mito italico, buone per la magliette della Ciccone, perfino la Mafia le patteggia..

   Di fronte i minuscoli della scuola materna Olga Rovere, le testimonianze che non colgono l’aggettivo, dico allora le testimonianze semplici, piccole, struggenti. Vere. Sfido chiunque a rinnegarle, chè non esiste al mondo conoscenza scientifica, valentia interpretativa o qualsiavoglia carismatica lettura dell’anima capace di arrogarsi il diritto di negare l’autenticità della parola di questi figli d’Italia, ridotti a cencio come l’Italia.
Ora si potrebbe ribattere non esista carismatica lettura in grado di affermarne la schiettezza.
Eccezione tecnicamente corretta, ma bene la correttezza dell’osservazione costringe la ragione a non dare per scontata l’innocenza delle demoniche di Rignano e compagni di merenda. La stringe a non affidare la prima e l’ultima parola alla bagarre di analisti, medici, avvocati periti, più meno valenti, più o meno onesti, chi può dirlo, li conosciamo noi? Ne conosciamo il parterre umano e professionale? La competenza, lo spirito? Son essi dei santi discesi sulla terra in forma di pioggia d’oro, la cui parola sacra e inviolabile porta l’imprimatur celeste? La razza degli avvocati difensori dei criminali! Fianco illanguidito della giustizia, osceno, digerente il peggio, pieno di cupo denaro. Razza di troppo.
Mi azzardo ad asserire, non lo credo affatto. Tolti i difensori il cui onore ha il valore dello zero, gli analisti e gli “esperti” sono dei difettosi in cammino, “animali non ancora stabilizzati” insegna Nietzsche. Chi era questo Nietzsche? Un instabile, sufficientemente fuori regime per scorgere da una prospettiva alternativa le verità nascoste dai recinti del potere. Uno come noi. Della strada e della penna. E che penna! Qualche competenza in più, qualche competenza  in meno, per le strade del mondo camminano pur sempre filosofi senza le scarpe firmate, anche se a me piacciono tanto.  Nondimeno, tolte le scarpe di lusso riesco a sollevarmi al di sopra delle verità nascoste e le so vedere fiorire e sfiorire senza le lenti da miope. Questo per dire che  non siamo tutti imbecilli, nemmeno io che mi inoltro nel caso Rignano e mi permetto di dire valente come e più dei prescelti periti.
L’importante che a “perire” noi sia la verità, la quale mi permetto di anteporre alla giustizia, questa mi uscì di bocca or sono due anni, all'apertura del processo
Oggi la verità è perita, come dire uccisa dagli esperti. Avvocati, analisti di parte e tutta la pletora maleodorante che muove i processi e li manda regolarmente al diavolo, appunto.
Non mi soffermo sulle testimonianze dei piccoli di cui il link a chiusura dello scritto, si trova quaggiù, aperto alla lettura. Non hanno bisogno della mia esperta interpretazione, bastano a loro stesse, si spiegano da sole. Mi soffermo sui di noi che leggiamo. Mi soffermo e accuso coloro che le hanno lette e non hanno gridato allo scandalo e non lo fanno ancora a sentenza avvenuta, il terremoto i maremoti politici le alte disserazioni sul signoraggio e l’effetto revolution (a chiacchiere italiche) sempre negli occhi e negli spiriti battaglieri. Levata di scudi del niente totale.
Accuso gli intellettuali, ce ne sono ancora? Io. Ma oltre me.. qualcuno in Italia deve pure esserci, nascosto da qualche parte a sinistra o a destra dell’Euro la televisione la politica. La satira lo sbrodolo alla Litizzetto-Crozza che a me, francamente mette nausea. Intellettuali similoro che accuso di non avere levato la loro parola in difesa di questi bambini. Una sola delle loro grandi, splendide, immortali parole!

Il nome della rosa sfiorita

Accuso i signori conduttori nazionalpopolari, gli anchorcervelli tradotti  gli ancòra che palle, soliti tre o quattro sfigati cialtroni di Ruby e ruberie. Monti e ruberie, Bossi e ruberie, Rutelli e ruberie, Bersani e ruberie, Falcone e lacrima,  cuori prometeici incatenati alla roccia dell’ipocrisia, miti di regime, chissenefrega se si svuotano le interiora ignoranti davanti le telecamere della seconda serata o la prima, tanto ricresce loro tutte le mattine. Ignorano la vicenda dell'Olga Rovere, i “casi” Cogne Garlasco Avetrana in Parolisi ottengono la fanfara, prima durante dopo i processi. All’ossessione, al rincoglionimento affatto Sottile.  Dalla punta del piede di Sarah bambina al pisello mediatico di Parolisi, versano i media a fiotti il Borgona d’annata. Rignano Falminio non merita il suo brindisi mediatico
Accuso il nostro padre della patria il quale ama pascersi di sangue umano,  ma con quale severa sobrietà, lo accuso di non avere tuonato in difesa delle giovani vite la cui dignità lesa in una pubblica scuola materna d’Italia di cui egli è il primo servitore e il primo controllore, non avere incontrato le loro famiglie odiosamente accusate di avere montato il caso con trista arte. Perché, mi domando!  Cui prodest? A chi giova?
Accuso le semisvestite parlatrici televisive, le quali assimilano così bene la loro sapienza alla profondità delle loro scollature che sentono tutta l’impossibilità di svestirsi pubblicamente senza dire la loro! Le accuso di essersi coperte di pudore alla bisogna, in quei salotti dove i loro interventi pagati in cifre paiono oggidì indispensabili per rubacchiare a destra e a sinistra manciate di audience.
Infine accuso noi, di non correre davanti a quel tribunale a tirare calci nel didietro alla Giustizia è uguale per tutti, a offrire una manciata di solidarietà, di coraggio di cui hanno bisogno le famiglie
per affrontare il nuovo dolore che inevitabilmente il processo d’appello prepara, la pietanza dei controinterrogatori dei collegi di difesa che non esiteranno usare tutti le spezie a disposizione per coprire, inacidire, pungere i sentimenti loro! Accuso noi di non fare petizioni, raccogliere firme, comporre striscioni che facciano sentire meno sole quelle famiglie già tanto provate.
Voglio ricordare il padre di Pia Rontini, solo nella sua disperata ricerca della verità. La figlia massacrata dal mostro di Firenze rimasta per troppo tempo, forse per sempre senza giustizia! Unico, un tenace commissario, anch’egli solo nel suo cammino, percorse tutte le fasi dello psicodramma  al fianco del padre di Pia. Non bastò a ridargli la vita, Rontini morì di infarto ancor giovane, mentre giovani signore scrivevano lettere di encomio e di solidarietà al Pacciani!  Le quali hanno avuto la fortuna di non incontrare per la loro strada, fortuna a cui Pia non ha avuto diritto!
E i bambini di Rignano. Le cui maestre, ci auguriamo, non ricevano le medesime lettere di solidarietà e di encomio spedite al Pacciani di cui, mi permetto dire, sono invero pregiate discepole!
Ma non hanno ammazzato nessuno le povere maestre, mi si potrebbe dire! L’anima, lo spirito, la psiche, la dignità di una persona valgono meno del corpo? Sembra di sì, a giudicare gli Italiani. Ma ai pochi che restano Italiani di onore domando, vi siete lette le testimonianze dei bambini, pensate voi che qualcuno possa risorgere dalla tragedia?  Senza una vera e propria sospensione delle leggi naturali. Si chiama miracolo.
Non è un crimine peggiore della morte?
A chi hanno immolato le loro piccole vittime le materne signore?
A chi offrivano i capelli che tagliavano loro e si mangiavano con piacere, (rituale magico per chi ne sia al corrente, per chi non lo sia lo dice la demonologia, basta rivolgersi alle edizioni Adelphi e Mediterranee per scorpirlo da soli e con facilità). A chi offrivano l’incendio delle croci, le frasi Gesù è il vero cattivo.. a chi le offrivano? Naturalmente i bambini di tre o quattro anni hanno inventato tutto di sana pianta, è risaputo che i bambini abbiano confidenza con i rituali della magia nera. Così le loro famiglie, costrette a lavorare dalla mattina alla sera per tenere testa all’Euro e le cartelle Equitalia abbiano trovato il tempo e la fantasia di istruire i figli su taluni argomenti al fine di infamare le maestre. Per ottenere che? Ci si domanda. Denaro? Fama? Potere? O dolore irrisione indifferenza?
Chi suggeriva l’istigazione all'odio tra bambino e bambino, l'odio verso la famiglia, l'induzione alla menzogna, al nascondimento, la finzione. Infine il disprezzo del bello, il pulito, il mondo, nei due significati del termine mondo, pianeta e pulizia.
Infine le azioni sessuali contro i piccoli, indotte tra i piccoli, azioni consumate ai danni dei soggetti non solo con il corpo, ma anche mediante oggetti di varia natura,  ma si anche le banane, o le biro, o qualche giocattolino.  Il corollario inevitabile e simbolico a quanto detto sopra, nel senso dell'assoggettamento psicofisico, psicospirituale a un potere inarrestabile, da subire senza fiatare, senza discutere, da amare come fonte di bene, bello e di piacere, nonché desiderare via più ardentemente. Fino a non poterne fare a meno. Tant'è i bambini a casa ripetono e ricercano quegli atti, ormai ritradotti dall'inconscio come ricerca del senso!
Naturalmente sono stati i genitori a comporre il pacchetto regalo ai danni dei figli! Salta agli occhi! Li imbottivano di tranquillanti, qualche spruzzata di coca, li penetravano con le matite, le banane, o porcherie di sorta, li portavano nottetempo nelle case degli orrori a bruciare croci, a godere di infilarli nella spazzatura per ore per poi lavarli nell’acqua sporca in vasche immonde dove non farei lavare il mio cane. E che, n’avevano proprio altro da fare nella vita? E la mattina dopo, freschi come le rose, tutti ripuliti e ben vestiti accompagnavano i loro figli all’asilo, presso le maestre buone che mai si accorsero del dolore, dell’abbruttimento, del “sonno” celato dietro quei volti “verdi”, sotto le treccine. Competenti, le maestre. Non è che dire. Grazie, ministero della pubblica istruzione, di tale e tanta competenza sparsa a piene mani per le scuole d’Italia. Di che andarne fieri.
Ma a chi la vogliamo raccontare la storiella dei genitori cattivi? I quali si sono premurati di portare i figli da medici e terapeuti per denunciare i rossori vaginali, gli atteggiamenti incongrui dei loro figli, la spossatezza, gli atti violenti, negatori, e tanto altro che inutile ridire per la centesima volta! Ma, per autoaccusarsi, è ovvio! Aggiungiamo che i suddetti medici non hanno capito un cavolo, esperti come e più delle maestre hanno ignorato eventuali cause remote, non si sono curati di indagare a fondo la vicende degli arrossamenti cutanei, dei bruciori, non si sono curati di intervistare i bambini con decente sollecitudine, chi se ne frega, il medico faccia il medico, butti giù due ricette e avanti il prossimo!
Da quali dottorati fuoriesce questa razza di missionari dell’educazione e del benessere?
Ignoranza e malvagità sono parenti stretti! Poniamoci allora la domanda, che senso abbia avuto fare quello che è stato fatto a questi piccoli, che senso abbia infierire sui bambini in età prescolare, con il rischio che comporta di essere veduti, “sgamati” come si dice, da qualche persona onesta che doveva pur esserci in quella maledetta scuola materna! Non dico la preside, che Doveva sapere e non si scappa! Non provasse a dire “io non so niente” sennò le sputo in faccia mentre le ricordo che un preside è eletto con il proposito di monitorare, dirigere controllare che tutto in una scuola proceda come deve procedere. E se la spettabilissima signora Preside dormiva mentre i bambini venivano portati chissà dove per ore e ore, non merita di meglio che un poderoso calcio nel didietro e via dall’insegnamento senza liquidazione!
Siccome neanche un cretino io penso disposto a credere la Preside ignara di “tutt’e cose” ritorna pressante la domanda, quale il senso di coprire durante, infine negare dopo, i crimini?
A chi offrivano le maestre, le bidelle, la preside l’anima strappata a questi bambini? al non senso? alle pruderie di questa o quella “viziosa”?
A chi offriva Pacciani le escissioni?
Ci sarebbe tanto da ragionare se soltanto ne avessimo il coraggio!
Termino con le parole di Zola rivolte all’allora presidente della Repubblica, le faccio mie, se bene fané, diciamole demodé, le rivolgo al capo del governo che di vizzo se ne intende, certa che le coglierà pienamente “Sobrio, ho soltanto una passione, quella della luce. La mia protesta infiammata non è che il grido della mia anima”
A chi mi accusa di visionarietà, rispondo che la Giustizia prende confidenza con i visionari meglio che con i ragionevoli, parola di Borsellino.
Alla festa delle felicemente assolte, in attesa delle motivazioni della sentenza che non tarderanno a venire,  non mi rimane che recapitare la mia Rosa Nera  e l’augurio di finire dove tutto è cominciato. La legge del contrappasso vale per chiunque, chi spedì al rogo Giovanna la guerriera di Francia, tra parentesi si chiamava Maiale il poveretto.. spirò nei fondi neri di una strada qualunque una qualunque notte della sua vita qualunque. La mascella di chi annunciò la ghigliottina a migliaia di persone venne distrutta da un proiettile, prima del volo della testa nel cesto lurido di sangue il giorno dopo la spaventosa agonia. Per fortuna da qualche parte dell’Universo si muove un giustiza non scritta che provvede presto o tardi a ripulire il mondo della spazzatura.

Al Giudice che dal dì della sentenza non dorme più, una stretta di mano.




I racconti dei bambini di Rignano di cui il link:
http://lgiustizieredegliangeli.wordpress.com/2009/10/23/i-racconti-dei-bambini-di-rignano-flaminio/


sabato 26 maggio 2012

Scatti interiori a Ninfa

 di Stefano Perni


L'uomo lascia un'impronta marcata nel suo habitat: s'impone sulla natura, snaturando... Superficiale architettura mentale sull'essere. Inconsapevole di rappresentare una parentesi... rientrerà a farne parte: perché la natura grida dentro di lui...


 Uno scatto è lo sguardo interiore di un uomo che racconta un mondo fuori ed uno dentro di lui...









La pace a monte
(Sermoneta - LT)



















Stelle marine
(Sermoneta - LT)




















Chiuso in sé stesso
(Sermoneta - LT)


















Cactus alla finestra
(Sermoneta - LT)




















La bellezza nella decadenza
(Sermoneta - LT)



















Belva
(Sermoneta - LT)





















Amore
(Sermoneta - LT) 




  















Connubio floreale 
(Sermoneta - LT)






















Il danno nell'uomo 
(Sermoneta - LT)






















Il guardiano delle cose interiori 
(Sermoneta - LT)



















Sbirciando un'anima 
(Sermoneta - LT)




















Il posto dell'amore 
(Sermoneta - LT)



















E allora? (miao!)
(Sermoneta - LT)



















La porta nella porta nel tempo... 
(Sermoneta - LT)



















In balia del destino 
(Ninfa - LT)



















Ingresso sul nulla 
(Sermoneta - LT)



















Costruzioni tra le nuvole 
(Ninfa - LT)


















Schiera di pensieri 
(Ninfa - LT)



















Monet 
(Ninfa - LT)


















Lo sguardo delle foglie 
(Ninfa - LT)








 








Peso nell'anima 
(Ninfa - LT)


















Riflessioni 
(Ninfa - LT)

















Ferita aperta 
(Ninfa - LT)




















Prigione naturale
(Ninfa - LT)


















Solitudine operaia 
(Ninfa - LT)



















Riconquista
(Ninfa - LT)














 




Candida visuale
(Ninfa - LT)


















Percorsi artificiali 
(Ninfa - LT)





















Movimenti statici 
(Ninfa - LT)





















Imbrattato di te 
(Ninfa - LT)




















Tendina floreale
(Ninfa - LT)




















Volo sul castello 
(Ninfa - LT)





 











Tutto quello che ho
(Ninfa - LT)









 E alla fine la sensazione di essere dentro ogni cosa...